18 aprile 2019

Sweet dreams are (not) made of this

Ad essere bionda lo era, nulla da ridire, ma non era nei capelli, troppo corti e chiari, che risiedesse la sua bellezza. Atipica: ecco, credo che si possa definirla così. I seni appena accennati, quasi un optional, ma non filiforme, almeno a giudicare dal modo in cui il jeans le si allargava sui fianchi. Ora non fraintendetemi, non è che qui si voglia cadere nel solito stereotipo della ragazza in vacanza in Italia che finisce con l'inciampare su più cazzi che sanpietrini, però lasciare il compagno per partire da sola, con la scusa della tesi in storia dell'arte, non deponeva a suo favore; almeno è questo che mi ha raccontato l'altra sera, con un bicchiere in mano ed un sorriso, quello sì bello per davvero.

- Massimiliano, basta!
- Basta cosa?
- E me lo chiedi anche?
- Ma te l'ho detto che non sono bravo nelle descrizioni, che oltretutto odio tanto scrivere quanto leggere: a me piacciono solo i dialoghi; sono i discorsi a rimanermi impressi, non il contorno.
- Non è questo il punto: i libri ormai li leggono solo le donne, dovresti saperlo. Il punto è che così ti fai odiare; da quelle diversamente belle, con i capelli corti, il seno piccolo, i fianchi larghi, che hanno voglia di divertirsi, le femministe e Dio solo lo sa da quante altre ancora. E poi quella frase "più cazzi che sanpietrini"; ma come ti escono certe cose?
- In realtà, all'inizio avevo pensato a "prendere più schizzi di uno scoglio", ma la trovavo un po' eccessiva. E poi i sanpietrini fanno molto centro storico; per una che vuole studiare l'arte italiana...
- Te lo ripeto, basta! Puoi fare meglio di così. Tieni, riprendi il portatile e ricomincia.

Asimmetrici i suoi i capelli, asimmetrica la sua figura, asimmetrico il suo modo di stare al mondo. Nessuna donna passa inosservata, salvo che lo voglia, e lei voleva vivere tutto sino all'ultima goccia, almeno a giudicare dal bicchiere vuoto tra le mani.

- Birignao! Questo in teatro si chiama birignao, cazzo!
- Cosa c'è adesso?
- Stai scrivendo senza raccontare nulla, ecco qual è il problema; lo sai anche tu!
- Era una introduzione, tutto qui.
- Tutto qui? Chi legge deve innamorarsi dei protagonisti, identificarsi, sentire che quella storia è anche la propria. E poi correggi quel "vivere tutto sino all'ultima goccia", che sembra la pubblicità di un liquore, su.
- Forse ho un po' esagerato, ma non c'è ragione di incazzarsi così tanto, e te lo dice un bestemmiatore seriale.
- Sì che mi incazzo, invece. Dammi una ragione, anche una sola per cui una persona, semmai in treno, con le cuffiette e la noia addosso debba leggere di un personaggio asimmetrico, e rispetto a quali canoni poi?
- Pensavo che...
- È questo il tuo problema: non devi pensare, ma sentire. Dai, come dicevano i professori a scuola, dimmelo con parole tue: cosa ti piace di questa donna, perché ne vuoi scrivere?
- Ho sognato una ragazza ieri notte, assomigliava un po' ad Annie Lennox, ma anche a Dolores O'Riordan; te li ricordi i Cranberries?
- Mai capito un cazzo di musica, vai avanti...
- Era notte e la incontravo all'uscita di un locale, il classico posto per trentenni, dove vedi tutti questi disadattati coatti - non nel senso di burini, ma di 'costretti al disagio' - discutere di come dovrebbero essere le cose per poi ritrovarsi in tasca i soldi appena per una birra ed un panino; mio padre a 30 anni era già sposato e manteneva una famiglia con un solo stipendio.
- Altri tempi...
Eh no, questa volta sono io che mi incazzo. Sono stanco di sentirla questa frase: altri tempi un paio di palle! Io a trent'anni ero un giornalista, e lavoravo praticamente gratis, per giunta.
- Nessuno ti obbligava.
- Vero, è per questo che sono andato in 'pensione' a 37 anni: se oggi l'unica forma di lavoro è la schiavitù, meglio mandare tutti a fare in culo.
- Sì, ma ancora non mi hai spiegato perché vuoi scrivere di questa ragazza...
- Bravo, cambiamo argomento che è meglio; comunque non lo so. Mi era piaciuta, nel sogno intendo.
- Cosa, cosa ti è piaciuto così tanto di lei; dalla descrizione iniziale non sembrava neppure un granché.
- Era allegra, forse perché aveva bevuto, forse per carattere. Era indipendente, molto per una che al massimo avrà avuto 26 o 27 anni. Era alla sua seconda laurea, aveva un marito; quelli dell'est fanno tutto molto prima di noi italiani.
- Ma non era un compagno?
- No, in realtà, ammesso che nei sogni si possa parlare di realtà, o forse è il contrario, non era un compagno, ma un marito; credo fosse un imprenditore, ma non lo ricordo con precisione.
- E poi?
- Poi cosa?
- Nulla, eravamo in strada, abbiamo incominciato a parlare e poi siamo andati via.
- E la storia?
- Non c'è nessuna storia, solo frammenti. Come sempre.

Massimiliano Cerreto

Backstage: non c'è un inizio, non c'è una fine, forse è un meta-racconto, forse un monologo, forse un testo indicativo del mio distacco dalla scrittura o anche della consapevolezza di quanto sia inutile stare sempre rannicchiati dentro se stessi, nel tentativo di trovare fili invisibili che diano un senso alle cose. Però io questa ragazza che mi sorrideva, sognata una notte di primavera, me la ricordo davvero.




  

14 aprile 2019

Solo calamari, grazie.


Non sei uno che si accontenta, me lo dice sorridendo, e anche prendendomi un po' per il culo. Glielo perdono perché avere vent'anni e lavorare dieci ore al giorno nel ristorante di famiglia non deve essere poi così divertente. Non quando vorresti tenerli sciolti e farli cadere sul petto nudo del tuo ragazzo, e non lavarli tutti i giorni perché puzzano di frittura di pesce. Che neppure mi piace, l'ho presa solo per quell'infantile voglia di calamari fritti.

Vuoi qualcosa tu?, ma è il vuoto a godere dello sguardo di Marina. A lei basta che il bicchiere sia sempre pieno: un rosso carico di tannini, che poi le va alla testa e incomincia a parlarmi del padre. Come faccio a spiegarle che non c'entro nulla? Non sono né la causa né la soluzione ai tuoi problemi, vorrei urlarle. Come faccio a farle capire che, se non ci proviamo neppure, finiremo per annegarci davvero in tutto questo blu?

No, adesso no. Siamo sulla spiaggia, il sole ha smesso di darle fastidio da un po', che tanto gli occhiali scuri li porta anche di notte, ma non importa: con Marina non è il momento giusto, mai. Ognuno si salva da solo, e se lo vuole: mi disse una volta un prete, uno di quelli di frontiera, di quelli che, presto o tardi, finiscono con il farsi male in nome di un Dio che forse non esiste, non più dell'uomo nero che ti fa paura da bambino.

Massimiliano Cerreto





11 aprile 2019

Hell from Downtown

Attenzione: se ricevi questo messaggio è perché sei in grave pericolo. Termina immediatamente Hell from Downtown. Ripeto, terminalo immediatamente, disinstallalo dal piccì e cancella anche i salvataggi. Forse non mi crederai, ma questa è una storia vera.

E la verità è che lei era bella! Al di là di ogni ragionevole dubbio, aggiungo. Lo so che l'ultima frase suona un po' da legal thriller di seconda serata, quelli che piacciono tanto a mia madre, per intenderci. E guai a dirle di abbassare il volume del televisore: mica le importa se uno alle undici ha voglia dormire perché ha passato più di dieci ore davanti al piccì e ha ancora nella testa il rumore dei proiettili e delle esplosioni. Va bene, non ci lavoro con il computer. Non più, almeno. Ma che colpa ne ho se nella vita reale gli stronzi li devi lasciare stare altrimenti è omicidio? Almeno così dicono, anche se ripongo speranze in un'accezione molto ampia della legittima difesa. Nei videogiochi, lo sai, è diverso: lì più ne ammazzi e più ti premiano, e a me piace uccidere. Mi piaceva, dovrei dire.

C'è un livello nascosto, e io perplesso. Ti dico che è così: hai presente il palazzo abbandonato? Lo trovi in alto a sinistra sulla mappa, e io ancora più perplesso, anche perché avevo più di 750 ore in quel fottuto gioco. 756, ad essere precisi. Senza contare il tempo fermo ad aspettare con il controller in mano che si installassero gli aggiornamenti. Eppure, il mio amico Mori94 non era tipo da raccontare stronzate. Insieme, avevamo sconfitto Skillos, il guardiano della cripta, e in modalità difficile per giunta: roba che se fai uno sbaglio, anche il più piccolo, ti trovi con tutti gli scudi e la vita quasi a zero. Forse ci sei arrivato anche tu, forse no, ma tanto non sto spoilerando niente.

Hai il video?, gli chiesi. Perché oggi è tutto su Youtube: mappe, casse segrete, artefatti da raccogliere, rune, tecniche per uccidere i boss. C'è gente che ormai ne ha fatto un mestiere, e guadagna anche bene, altro che precariato del cazzo. Forse c'eri anche tu, e altri duecentomila, a seguire l'ultima live del mitico Kotor, quel ragazzino asiatico tutto gel e brufoli dall'inglese improbabile che per primo ha decifrato il codice della setta di Hal. È stato grazie a lui che adesso ho Eredità di Hal, il cannone automatico più forte del gioco. E con quello faccio stragi in PVP! Le facevo, dovrei dire.

Non c'è nessun video, ma so come si fa ad entrare, mi ripose. Qualche attimo dopo, mi mandò un link con un punto della mappa cerchiato in rosso ed una sequenza di lettere e numeri da digitare in prossimità del palazzo cui aveva accennato. Nascosto da un bidone della spazzatura, che se gli spari si trasforma in pozza di acido, utilissimo per abbassare gli scudi dei nemici nelle vicinanze, c'era un pannello elettronico. Ce ne sono tanti nella mappa, ma di solito, una volta immesso il codice, ti fanno accedere in aree molto piccole dove trovi armi speciali o altre risorse. Nulla che mi serva davvero, visto il gear score raggiunto. Questa volta era diverso, però. Molto.

Digitata la sequenza ed entrato nella stanza segreta del palazzo abbandonato, mi apparve uno strano messaggio di errore sullo schermo. Deve essere il solito bug, pensai. Cioè, tu paghi 80 euro per un videogioco nella versione deluxe, con tanto di season pass così non devi acquistare separatamente i dlc, con inclusa anche una skin esclusiva del personaggio per far crepare di invidia gli altri, i poveracci della versione basic, e poi ti ritrovi alla schermata iniziale di uindos senza sapere né come né perché? Uattafac! Siamo alla versione 1.7, ancora questi bug? Lol!

Dopo qualche istante con il pc tutto impallato, che neppure alt F4 sembrava funzionare, entrai davvero nel palazzo abbandonato. Ho detto davvero, ed è proprio quello che intendo, sul serio. Persa la connessione con Mori95 - pensavo ad un problema delle cuffie wi-fi, le mie hanno una batteria interna che non si può sostituire - trovai all'ingresso un altro giocatore. Un tipo biondino, alla DiCaprio prima maniera, anche un po' effemminato, ma questa non prenderla sul serio: oggi basta un niente per sentirsi dare dell'omofobo. Fanculo il politically correct, che ha fatto più danni che altro.

Ok, allora te lo dico chiaro e tondo: era un frocetto di merda. Oltretutto vestito da gangster, una skin che non mi è mai piaciuta, che a spendere poi 50.000 crediti per una skin non ci sto, e ne conosco gente che ha acquistato monete con soldi veri, visto che altrimenti devi fare almeno una decina di missioni per 1000 miseri denari al giorno.

Non sei il primo che incontro, ne ho portati tanti sino al tetto, ma se vuoi arrivarci devi darmi metà dei crediti che trovi, altrimenti ti ammazzo adesso e ti ritroverai nuovamente alla schermata di caricamento; qui funziona così: i toni del frocetto non erano certo rassicuranti. Poiché avevo gli scudi abbassati per colpa di una scossa elettrica, una trappola piazzata dallo stronzo proprio all'entrata, decisi di assecondarlo. Cerca tra i cadaveri e troverai un frammento di chiave. Gli altri li ho già presi io prima, aggiunse. Facile a dirsi, peccato che ce ne fossero tanti in giro, più che in altre aree del gioco.

Come saprai, quando si è in prossimità di un frammento o di un altro oggetto di missione, il controller incomincia a vibrare ed è stato solo così che l'ho trovato. Un'ora a girare come un coglione, passando di cadavere in cadavere. Consegnato il pezzo di chiave al biondino e aperta la porta che dava sulle scale per raggiungere il terrazzo, dove Mori94 aveva accennato vi fosse una cassa contenente un'intera armatura leggendaria, roba che diventi resistente a tutti gli attacchi elementali e ti si raddoppiano gli scudi, mi accorsi di qualcosa di strano. La grafica incominciò a cambiare: via via che salivo le scale e ammazzavo qualche zombie, così, tanto per non perdere la mano, tutto diventava più realistico. Eppure ho solo una scheda di fascia medio alta e il motion blur lo tolgo altrimenti il pc non li regge i 60fps, pensai. Anche l'audio era più realistico, molto. Troppo.

La verità è che non ero più nel gioco. Cioè sì. Intendo dire che ero nel gioco, ma io stesso ne ero parte. Le mani che reggevano il fucile a pompa erano proprio le mie, con sopra tutti i graffi del gatto. E anche il tipo sembrava ancora più frocio di prima. Adesso metti la metà del denaro raccolto in quella cassaforte e ti apro l'ultima porta. Non fare scherzi, altrimenti ti riduco ad un mucchio di pixel, aggiunse, puntandomi contro il Sentinella della notte, l'arma ad impulsi con danni combinati da ghiaccio ed elettricità: no, quella non sono mai riuscito a trovarla, lo ammetto.

Il denaro era già nella cassaforte quando arrivò lei, che lo stese con una freccia di Aurora del destino, l'arco leggendario. Abbiamo pochissimo tempo per uscire da qui. Salta in quel punto e poi scivola sulla parte destra facendo attenzione ad evitare i tralicci. Vieni, disse prendendomi per mano. Ora, sarà che ho più di quaranta anni e una decina di kili di troppo, anche quindici, ma se c'è una cosa che non mi è mai piaciuta nei giochi è saltare. Ricordo le mani perennemente sudate quando giocavo a quello del principe, sin dalla prima edizione in 2D.

Non era più un videogioco, lo avevo già capito: se fossi caduto giù o mi fossi infilzato in uno di quei spuntoni di metallo non avrei potuto ricominciare tutto da zero ancora ed ancora, come è mia abitudine. Non so tu, ma sono uno di quelli che non si arrende sino a quando non toglie il quadro, come dicevamo noi bambini degli anni '80 a proposito del finire un livello. Andò avanti lei, mostrandomi la sequenza di salti da fare. L'alternativa, come sempre, era rimanere immobile, destinato a diventare uno di quei tanti npc cui non fai neppure caso, oppure andare avanti. La verità è che lei era bella!

Massimiliano Cerreto

Backstage: salvo che tu sia un appassionato di videogiochi come me (eufemismo), molti dei termini che ho scelto di usare ti saranno risultati incomprensibili. Poiché sei una delle dieci persone, massimo quindici, che leggerà questo testo, credo che meriti una spiegazione. 

Era da tantissimo tempo che non riuscivo più a scrivere, se non qualche 'pensierino' su twitter, da cui sono andato via, come da tutti gli altri social. Non che il mondo abbia sentito la mancanza delle mie parole, ma neppure io così tanto del mondo, essendomene progressivamente estraniato nel corso degli ultimi anni: la mia è legittima difesa, non indifferenza, sia chiaro.

Il personaggio femminile esiste realmente ed è una giovane commessa di un negozio di arrendamento, uno dei tanti luoghi che visito abitualmente in compagnia della mia onnipresente anziana genitrice. Secondo me, l'unica differenza tra avere una madre ebrea ed una napoletana è che almeno non sono stato circonciso. Una bella ragazza dai capelli scuri ed un viso molto luminoso. Parlavo della commessa, mia madre è bionda. Sì, anche lei era una bella ragazza.

Non so per quale ragione, ma l'ho sognata stanotte. Anzi, lo so, ma non te lo dico perché sono un po' stronzo. Comunque c'eravamo lei ed io, e anche le sue tette, in un palazzo fatiscente, dove però erano nascoste delle cose preziose. Ho sognato anche il bulletto biondastro e un po' frocio a dire il vero, ma con lui non c'è stato nulla di onirico/erotico, per mia fortuna. Ed è vero, me ne sbatto del politically correct: non sono né omofobo né antisemita, ma sei libero di pensare il contrario. Una precisazione è però doverosa: non mi piaceva Leonardo DiCaprio agli inizi della carriera, ma in realtà in mente avevo un compagno di classe degli anni del liceo; uno stronzo psicopatico e violento dai capelli biondi e gli occhi chiari.

La comunicazione con il personaggio immaginario Mori94 avviene tramite cuffie, e ciò è tipico dei giochi multiplayer, a prescindere che siano cooperativi (PVE, Player Versus Environment) oppure competitivi (PVP, Player Versus Player). Molti dei miei compagni di squadra sono poco più che ventenni, ecco perché ho scelto il '94. Il nome Mori invece viene dal termine giapponese Hikikomori e indica noi diversamente socievoli. Hell from Downtown è un titolo puramente immaginario. No, questo ci tengo a precisarlo nel caso tu lo voglia comprare.

E adesso veniamo ai termini più ostici per i non giocatori. Il 'gear score' è il punteggio che esprime l'effettiva potenza del personaggio. 'Uattafac' (watta fuck) e 'Lol' sono esclamazioni molto in uso ed equivalgono nell'uso comune al nostrano 'sticazzi'. Un 'bug' è un errore di programmazione e i tasti Alt + F4 in windos servono a chiudere l'applicazione e tornare al desktop. Dubito invece ti debba spiegare il significato di 'spoilerare' così come è abbastanza noto il fenomeno degli 'iutubbers' (ma loro preferiscono definirsi 'creatori di contenuti'). Il nome Kotor è un omaggio ad un videogioco di ruolo che amai molto anni fa ed è vero che gli asiatici sono tra i più competitivi. 

Un videogioco può essere venduto in diverse edizioni, quelle più costose includono il 'season pass', ovvero l'acquisto di futuri contenuti aggiuntivi - DLC - (acquistabili anche separatamente) e alcuni oggetti esclusivi, come le 'skin', ovvero modifiche all'aspetto del personaggio, che non incidono sulle sue effettive abilità. Altre 'skin' possono essere acquistate con crediti ottenuti giocando oppure con soldi reali (micro-transazioni). Vi sono anche dei giochi, i cosiddetti 'pay to win', in cui è possibile acquistare armi o armature particolarmente potenti, ma ciò non è molto gradito da noi giocatori.

Il motion blur è un effetto grafico che enfatizza l'effetto del movimento, ma impatta molto sulle prestazioni della scheda grafica. Gli 'fps' (frames per second) sono le immagini al secondo che vengono riprodotte dal monitor. Maggiore è il loro numero, maggiore è la fluidità del gioco, ma ciò dipende sia dalla potenza del pc (o consolle) sia dalla frequenza di aggiornamento del monitor.

Gli attacchi (e i danni) elementali si ottengono, ad esempio, attraverso l'uso di armi o abilità che sfruttino il potere del ghiaccio, dell'elettricità, del fuoco e dell'acido. In molti giochi è prevista la loro combinazione (combo) al fine di aumentare ulteriormente i danni inferti al nemico. Lo so, è una cazzata, ma te la volevo spiegare lo stesso. Inoltre, le armi più forti e più rare hanno spesso un nome: da qui l'idea di Sentinella della notte o Eredità di Hal. Qui il mio essere stato un giocatore di Destiny (il primo) è emerso prepotentemente. L'arco Aurora del destino non esiste, ovvio, ma è un ponte ideale tra l'esperienza del titolo della Bungie e Anthem.

Il principe cui mi riferisco è Prince of Persia, di cui ho giocato tutte le edizioni: soffro di vertigini ed è vero che avevo sempre le mani sudate. Da masochista quale sono, ho anche amato molto Tomb Raider e mi ci vorrebbe un numero con troppi zeri per contare le volte in cui ho fatto morire la povera Lara Croft infilzata o spiaccicata al suolo. Infine, gli 'npc' sono i personaggi non giocanti, alcuni solo di contorno, altri utili al conseguimento delle missioni.

Per il resto, è sempre tutto vero, ma per finta.




1 dicembre 2017

Un pensiero felice? Sticazzi!


Lei: cosa vuoi da me?
Io: essere un pensiero felice nella tua vita.


Dicono che non dovremmo entrare nella vita di qualcuno se non riusciamo ad essere un dono, e io rispondo: sticazzi!

Perché non puoi sapere cosa puoi essere per qualcuno se non gli permetti di avvicinarsi abbastanza da poterti toccare l'anima, anche e soprattutto dove fa più male.

Perché tra il dare e l'avere c'è di mezzo l'amare: tutto il resto è ragioneria applicata all'esistenza.

Perché ogni incontro è un miracolo, al netto dell'ossessione del per sempre e del vissero felici e contenti.

Perché ci vuole coraggio ad ammettere di non bastare a se stessi, anche e soprattutto quando porti al rimorchio un ego più grande di una casa. Che almeno avesse le finestre, aggiungo: almeno andrebbe via la puzza di tanti sogni andati a male.

Perché voler essere un pensiero felice nella vita di qualcuno è pura presunzione, ma questa non te la spiego: sono un uomo e ho il diritto naturale ad essere uno stronzo, ad andare via quando vorresti che rimanessi, e anche di rimanere in silenzio quando credo che le parole potrebbero solo farci ancora più male.

Massimiliano Cerreto

  


29 novembre 2017

Non sono stronzo, la mia è solo legittima difesa!


Massimiliano, tu sei intelligente,
potresti mangiarti il mondo.
Perché non gli dai almeno un morso?
(Mia madre)


Che cosa ti piace di me?, pronunciò quelle parole fingendosi distratta da alcuni oggetti riposti disordinatamente in un angolo della stanza. Quelli sono i pass dei concerti; te l'ho raccontato di quando ero un giornalista, vero?, egocentrico ed autoreferenziale come solo un maschio sa essere, provò ad aggirare la domanda della donna, ma senza successo.
Strano, dalle cose che mi hai scritto su whatsapp in questi mesi, pensavo potessi trovare una risposta migliore. Forse mi sono sbagliata su di te, avrebbe voluto essere lui a penetrarla, con tutta la forza dei suoi 30 anni, e invece fu trafitto dallo sguardo di quella donna che nemmeno sapeva come ci fosse finita nella sua vita.


- Ti piace l'inizio?
- Posso essere sincera?
- Devi proprio?
- Scemo!
- Dimmelo ancora!
- E a te piace essere trattato male?
- No, solo da te. Con le altre sono permaloso.
- Le altre chi?
- Dicevo in generale...
- In generale un paio di palle! Le altre chi?
- Ma dai, vuoi farmi una scenata di gelosia?
- Preferirei darti un calcio, vuoi?
- Preferirei un pompino, puoi?
- Quello dopo, se fai il bravo. E adesso a cuccia, su; la smetti con quelle mani? Così mi distrai, e poi se tu ad avermi chiesto di leggere il racconto...
- Tanto l'ho capito che non ti è piaciuto.
- Massi, l'idea, il modo in cui l'hai scritto, non lo so, secondo me c'è qualcosa che non funziona: mi sembra di leggere Fabio Volo...
- Evvai, allora sarà un bestseller! Ah, dimenticavo, grazie per avermi chiamato Massi...
- Scemo! No, basta, non te lo dico più che poi...
- Neppure Massi mi chiamerai ancora?
- La polizia chiamo se non la finisci con quelle dannate mani, ma quante ne hai? E non farmi quel sorrisino ebete adesso.
- Ok, sono serio, dimmelo tu cosa non funziona. Sì, puoi essere sincera, non avere paura di ferire il mio orgoglio di scrittore.
- Scrittore? Ah, già, dimenticavo di essere al cospetto del più grande scrittore postumo ancora vivente.
- Per servirla, mia regina...
- Sono io che sono seria adesso: quando ti deciderai a scriverlo davvero un libro?
- Ci sto lavorando...
- È da quando ci siamo conosciuti che me lo ripeti, cazzo!
- Stai dicendo che sono un fallito? Oppure che sono come tutti gli altri che raccontano balle alle donne per portarsele a letto? Almeno sono stato sincero sin dall'inizio con te.
- Ecco, non ti si può dire nulla che subito t'incazzi, tipico di te. La verità è che mi dispiace il modo in cui stai sprecando il tuo talento.
- È più complicato di così...
- Ah, già, come è che dici sempre? Vediamo se le ricordo tutte: l'editoria a pagamento, le pseudo scuole di scrittura, gli editor che correggono i testi a cazzo di cane, il mercato che costringe ad essere personaggi prima ancora che autori, la cronica mancanza di lettori, la bufala del selfpublishing, le finte recensioni su Amazon...
- Visto? Lo sai anche tu perché è complicato, non devo ripeterlo ancora...
- L'unica cosa davvero complicata è la tua testa, ecco qual è il problema...
- Sono davvero io quello sbagliato?
- Non ho detto neppure questo: è il tuo modo di reagire alle cose che è sbagliato, non tu! Il mondo è una merda, lo sappiamo, a te la scelta se galleggiare o affondare; sono stata chiara adesso?
- Appunto, la merda galleggia mentre le cose che hanno un valore vanno giù.
- E vuoi trascinarmi sul fondo insieme a te?
- Libera di lasciarmi quando vuoi, guarda che non ti trattengo mica.
- Non dire così, e poi non potresti vivere senza di me, scemo!
- Posso pur sempre sopravvivere. Ah, scusa se te lo dico, ma questa volta è il tuo 'scemo' a non aver funzionato.
- Sapevo che ti saresti arrabbiato, hai anche smesso di toccarmi.
- Non era quello che mi avevi chiesto?
- E tu fai sempre tutto quello che ti chiede di fare una donna?
- Dipende...
- Da cosa?
- Se ne sono innamorato o meno...
- E tu lo sei di me?
- Un pochino, ma non montarti troppo la testa.
- Stronzo!
- Non sono stronzo, la mia è solo legittima difesa...
- Ma guardati, vuoi fare il duro con me?
- Con te potrei anche arrendermi, e se...
- Bravo! Hai capito chi comanda, e niente 'se'...
- No, dicevo, se proprio insisti, potrei anche tornare a...
- Adesso sono io a non averne più voglia.
- E lo stronzo sarei io?
- Sì, tu sei uomo e quindi sei stronzo di default. Io sono una donna e posso questo e altro: non ti ha detto nulla tua madre?
- Però così non vale, mi hai fatto ridere.
- Posso fare di meglio.
- Dimostramelo...
- Sogna!

Massimiliano Cerreto



17 novembre 2017

Cortometraggio

Aveva ucciso, e ogni giorno si affacciava alla finestra per scrutare il sospetto negli occhi della gente. I capelli a ricordarne la bellezza di un tempo e le mani inquiete accanto alle mie. Non è come credi, disse. C'era la nebbia quella mattina, troppo presto persino per il rumore delle auto: nulla oltre il vetro di quel bar di periferia. Andò via, lasciando dietro di sé soltanto le orme di una certezza.  

Massimiliano Cerreto

 Listen to the rain, by Michelle Ellis

15 novembre 2017

Sveglio altrove


Un sogno è una porta nascosta nel santuario più profondo e più intimo dell'anima.
(Carl Gustav Jung)


Ricordava cosa aveva fatto quella notte mentre l'altro da Sé, la persona cui aveva sempre dato il nome di Io, dormiva ancora. Era stato sull'isola dei saggi, e aveva atteso a lungo prima di poter entrare nel giardino del patriarca. A condurlo sin lì, una donna vestita di viola; tutto intorno fiori rossi e blu.

La valigia, devo preparare la valigia!, esclamò prima di lasciare quel luogo: parole impresse ancora nella mente al momento del risveglio. Adesso sapeva di essere di ritorno da un lungo viaggio all'incontrario, lì dove suo padre e sua madre non avrebbero potuto accompagnarlo. E si ritrovò finalmente adulto quando, recuperate parti della sua infanzia, vissuta tra pezzi di stoffa bianca e frammenti di luce, comprese che tutto era come doveva essere, come è sempre stato.

Massimiliano Cerreto

Ta­mara de Lem­picka, Slee­ping wo­man, 1935
 

22 ottobre 2017

Dico che...


... ognuno ha la propria storia da scrivere, meglio non copiare dal compagno di banco. 

... il senso di responsabilità finisce quando incontra l'idiozia altrui.

... le scelte razionali sono una chimera.

... i pochi ammessi all'esame di coscienza sono comunque impreparati.

... il mondo non sarebbe un posto migliore se le persone dicessero sempre la verità.

... pericoloso chi agisce in cattiva fede, ancora di più chi è convinto di fare cosa buona e giusta.

... qualsiasi forma di autorità non è legittima.

... il problema sei tu, e tutte quelle faccine cui attribuisci il nome di "altri".
 


Massimiliano Cerreto


21 agosto 2017

Amnesia

Ricordi?, l'uomo allo specchio prese una lunga pausa, di quelle che in teatro fanno pensare ad un vuoto di memoria e che nella vita ti convincono di essere un cretino.
Eppure una pausa è tutto quanto hai bisogno per elaborare il lutto dell'anima: lei sì ricorda ancora chi sei, a differenza di te, ormai senza più memoria di chi saresti potuto essere.
Ecco, se solo ricordassi di esserti perso proveresti a cercarti, aggiunse l'uomo.

Massimiliano Cerreto


Francesca Woodman



"Trying to find a memory in a dark room
Dirty man, you're looking like a Buddha, I know you well… " 

(Genesis, Looking for Someone)

11 agosto 2017

Stelle cadenti


Mi vuoi?, gli chiese fingendo di non saperlo. Forse per crudeltà, forse per sentire la voglia di lui crescere sino a fargli implorare di mettere fine a quella tortura.
Mi vuoi?, ripeté con un tono che assomigliava più ad una minaccia che ad una promessa d'amore. Ma non poteva ricevere una risposta da quell'uomo, ora rannicchiato dentro la propria l'anima. Una guerra silenziosa era in corso, e nessuno dei due avrebbe voluto vincerla, ma solo arrendersi.

Avrei potuto raccontarvi che in quella stanza c'erano un uomo ed una donna, ma vi avrei mentito. L'una di fronte all'altra erano due solitudini pronte a svanire in fretta, senza lasciare traccia, proprio come un temporale d'agosto: qualcosa che non fa in tempo a dissetare, che finisce con il lasciarti più caldo addosso di quanto ne avessi prima.

Meno di due ore fa, lui camminava nervosamente sotto il suo palazzo, pregando che almeno una volta nella vita un sogno, uno soltanto, potesse diventare realtà.
Meno di un'ora fa, lei lo prendeva per mano, forse spinta dalla tenerezza che provava per quel tipo così diverso da tutti quelli che avevano avuto l'illusione di poterla possedere. I loro pensieri sapevano di dolce e di amaro in quel momento.
Meno di un quarto d'ora fa, l'aveva riaccompagnata a casa per ritrovarsi d'improvviso a carezzarle i capelli. Lei intenta a fumare, fingendosi distratta, lui poi a poggiare le labbra sul suo collo: baci piccoli rapidi delicati, e poi sempre più lenti, messaggeri della sua voglia di abbandonarsi.

Non ho mai voluto nessuna quanto te, ma... rispose, e poi s'interruppe. Il ricordo di tutte le altre che non erano lei prese il sopravvento finendo con il lasciarlo senza fiato. Gli occhi bassi, quasi a cercare un modo per confondersi con le macchie del pavimento. Era in apnea, con tutti quei pensieri che gli galleggiavano in superficie.

E allora lei lo prese ancora una volta per mano: diventarono giorno senza accorgersene.

Massimiliano Cerreto



"per tutti gli uomini che passano sui fogli del mondo come scarabocchi"
(Claudio Baglioni - Notte di note)

7 agosto 2017

L'altra faccia del sogno


L'altra faccia del sogno è il dolore che provi quando atterri, anche se prima di saltare speravi che non avrebbe fatto male. Non un'altra volta. Non questa volta.

L'altra faccia del sogno è acqua sporca tra le mani quando la bolla scoppia, e poco importa che sia stato proprio tu a soffiarci dentro il riflesso di una vita appena immaginata e mai vissuta.

L'altra faccia del sogno è una menzogna di cui non sei colpevole, anche quando tutti credono il contrario.

(...)

Non sono nato ad immagine e somiglianza dei tuoi desideri, ma perché potessi dipingere il mondo con i miei.

Non sono nato per strisciare in trincee di merda e rancore, ma per uscirne fuori e combattere il male che ho dentro.

Non sono nato, mai per davvero, eppure ciò che ti rimarrà sarà solo il fantasma di me.

(...)

E adesso questo urlo in una stanza vuota.

E adesso il silenzio, feroce come una lama.

E adesso io, che ritorno da me.


Massimiliano Cerreto





1 agosto 2017

11 km

La vita non ha un senso: è desiderio. Il desiderio è il tema della vita. 
(Charlie Chaplin, Luci della ribalta, 1952)



Km I

Si sentiva addosso puzza di urina e sudore. Aveva aspettato quel momento una vita intera ed ecco cosa gli rimaneva. Ma non avrebbe voluto essere in un altro posto al mondo, e quel pensiero di lei che gli rimbalzava nella testa da così tanto non gli faceva più male.

Km II
- Vieni con me... 
- Dove? E non tirarmi così forte; scusi...
- Con chi parli?
- Dicevo al tipo che ho urtato...
- Fottitene; ecco siamo arrivati. Entra, presto...
- Conosci qualcuno in questo palazzo?
- Nessuno, non m'importa di nessuno: qui siamo solo io e te...
- Ma cosa fai...
- Nulla di cui dovrai pentirti...
- Smettila!
- Eppure ti piace quando...
- Non farlo...
- Lasciati andare...
- Sei pazzo, ma...
- Shhh, non parlare, non più...

- Non l'avevamo mai fatto prima...
- Cosa?
- Baciarci nascosti in un portone.
- Sei pazzo, ma ti amo.
- Idem.
- Non si dice idem, porta sfiga; dai, usciamo da qui.
 

Km III

Piccina89: Ciao!
Malinconico74: Ciao
Piccina89: mi chiamo Giada
Malinconico74: ti dispiace se non ti dico il mio nome?
Piccina89: hai paura che tua moglie ti scopra?
Malinconico74: non sono sposato
Piccina89: anche quello di prima ha detto così. Dite tutti così
Malinconico74: Cosa nei sai di me? Dai, lasciamo perdere
Piccina89: ma non t'interesso neppure un po'?
Malinconico74: Non fare così...
Piccina89: sei timido?
Malinconico74: Molto! :)
Piccina89: ma dovresti aprirti un po' di più. Siamo in pvt*, solo io e te in questa chat, di cosa hai paura?
Malinconico74: sono qui più per ascoltare un po' tutti, non sono bravo a stare in pvt
Piccina89: ti piace il sesso?
Malinconico74: come a tutti, cosa c'entra questo?
Piccina89: lo sai che l'ho fatto con uno conosciuto proprio qui? È stato bellissimo
Malinconico74: beata te :D
Piccina89: vuoi provare? Se ti dicessi che sono nuda in questo momento?
Malinconico74: potresti essere chiunque, dai
Piccina89: non mi credi? Sono una ragazza bella, intelligente e adesso sono nuda e con il pancino all'ingiù
Malinconico74: scusami, ma non ho bisogno dell'ennesima paranoia
Piccina89: peccato
Malinconico74: mi spiace
Piccina89: ciao
Malinconico74: ciao

Km IV

- Mi vuoi! Dillo che mi vuoi, brutto stronzo!
- Sì, ti voglio, ti ho sempre voluto, e allora? Cambierebbe qualcosa? Mi hai sempre fatto sentire uno schifo...
- Baciami!

Km V

- Dobbiamo deciderci però!
- A fare cosa?
- Sei tu che seduci me o io che seduco te?
- Ma io non ti sto seducendo!
- Facciamo così: un po' io, un po' tu, tutti e due, nessuno dei due.
- Ok.
 Km VI

- Papà, da grande voglio fare l'ingegnere!
- Lo sai che gli ingegneri studiano molta matematica?
- Non mi piace la matematica!
- Sei intelligente, devi solo impegnarti di più. Adesso posa le costruzioni che andiamo a tavola, mamma ci sta chiamando.


Km VII

... un perdente io? Sono un eroe io, cazzo! Ma questo non lo avete mai capito e non lo capirete mai. Tutti buoni a giudicare, ma avrei voluto vedere voi al mio posto, a combattere ogni giorno con tutte queste ombre...
 
Km VIII

- Non innamorarti di me!
- Perché?
- Gli altri si innamorano, io ti amo.


Km IX

Come in discesa dopo una salita che ti fa scoppiare il cuore: non ho paura di cadere, ma solo che finisca il vento.


Km X

- Dicono che ci sono infiniti mondi paralleli, ma questo è il più bello...
- Perchè?
- Qui almeno non devo cercarti...
- Guarda che non ci casco...
- Per una volta che volevo essere romantico, ecco! 
- La tua è solo pigrizia, neppure la voglia di cercarmi hai...
- Va bene, ogni tanto devo pure dirla qualche scemenza, sono il tuo ragazzo; lo sai che gli innamorati se le dicono le scemenze...
- Innamorato ci sarai tu! Per me sei solo sesso, e adesso portami il caffè ché di alzarmi non ho voglia...
- Zi padrona! E quello pigro sarei io...


Km XI

È stato tutto un sogno, ma al risveglio ci saremo tutti. A ridere insieme e a calpestare le pagine di odio scritte quando eravamo ancora bambini con la paura del buio e di non essere amati.

Massimiliano Cerreto
*pvt è l'abbreviazione di privato.

 

26 luglio 2017

Aurora (Fermo immagine)

I

Aurora ha quattro anni, e ha scoperto che alle lucertole non ricresce la coda. Non all'istante almeno, così come immaginava grazie ai racconti di suo fratello. Eppure i grandi dovrebbero sapere tutto, e a sette anni uno che va in bicicletta senza le rotelline è grande.

II

Aurora ha undici anni, e non deve più indossare il grembiule, ma l'astuccio con le matite è ancora sul banco ché di separarsi dai sogni dell'infanzia non ha voglia, non ancora.

III

Aurora ha 13 anni, e ha appena dato il suo primo bacio, ma non le è piaciuto. Era convinta che il mondo si sarebbe trasformato d'improvviso in una nuvola rosa e invece adesso era in compagnia dei suoi pensieri, grigi come il sapore di fumo che il suo ragazzo le aveva lasciato in bocca. Torna a casa, ma cammina piano, quasi a voler rimandare quel momento in cui la madre avrebbe scoperto tutto: il bacio, il sapore di fumo, e la delusione. La persona cui per un istante aveva dato il nome amore invece era già fuggita via sul motorino dell'amico. No, per lei non c'era posto, mai, neppure nei sogni di un adolescente.


Massimiliano Cerreto

 
Man Ray



17 luglio 2017

E questa non è una lettera d'amore...


Cazzo, mi sono innamorato di te! E adesso che faccio? Aspetta, non è che non sia felice di esserlo, però...

Però non lo so mica cosa devo fare adesso, ecco il mio 'però'. 


(Perché deve esserci sempre un 'però' in tutte le cose? Dovremmo fare una petizione per abolirli, magari esiliarli su di un'isola deserta insieme ai 'se' ed ai 'ma'. Che ne dici?)

Ecco, potrei scriverti una lettera d'amore, ma già così mi sento un vigliacco. Io qui, protetto dallo schermo di un pc, a distanza di sicurezza dalla vita, e tu a perderti nelle mie parole.

E poi scrivere d'amore è come prendere della segatura, metterla nella vasca da bagno e illudersi di costruire un castello di sabbia in riva al mare.

Non mi piacciono le lettere d'amore, assomigliano alla pubblicità: "Hey, sono qui, non mi vedi? Dai, prendimi, portami nella tua vita e ti renderò felice. E sono anche gratis, cosa aspetti?"

E mi vengono i brividi all'idea di scriverti cose del tipo: sei bella, ti desidero, non riesco ad immaginare una vita senza di te. Un po' come si fa nelle lettere d'amore, quelle vere. Non che non lo pensi, almeno in questo momento. Perché lo sai, è sempre tutto vero, ma per finta. O almeno sino a quando credi che lo sia.

È che vorrei tu fossi il mio altro ed oltre, la ragione per cui smettere di cercarmi; questo voglio raccontarti.

È che vorrei che fossi con me la prossima volta che scenderò all'inferno; perché lo conosco bene, ma la via d'uscita non sono mai riuscito a trovarla da solo.

È che in te vedo quella vita che mi è sempre sfuggita, tra un sogno e l'altro.
 

Ma no, non starò qui a chiederti il permesso di essere innamorato di te a prescindere da tutto, persino da te. Non m'importa se non mi vorrai: fa più male una storia che finisce di una che non è mai iniziata.

E se questa fosse una lettera d'amore, una vera, non ammetterei mai che lasciarti libera di essere è l'unico regalo che posso farti. Perché è meraviglioso osservarti senza essere visto, ascoltarti senza interrompere il flusso dei tuoi pensieri con le mie stupide parole, sapere che le tue scelte sono state sempre e soltanto tue, ma...
 

Ma un paio di palle! Non è meraviglioso, neppure un po'. Perché ti voglio, adesso, qui. Fanculo alle parole!

Anzi, fa' una cosa: dimenticale. L'amore ha bisogno di realtà per poter vivere, non di parole.

Un bacio,
Massimiliano

P.S. Di' al tatuaggio sul collo che lo invidio da morire.

Francesca Woodman




"Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un abbraccio per proteggerci dal vento
l'illusione di competere col tempo"

(Fabi Silvestri Gazzè, L'amore non esiste)


2 gennaio 2017

La prospettiva della pozzanghera


Il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo.
Il fatto è che pochi se ne accorgono.
Fernando Pessoa


La bruttezza è ovunque, non serve neppure cercarla, ecco cosa gli dissi. Eravamo arrivati appena in tempo, qualche minuto prima che suonasse una delle tante inutili campanelle della sua vita, messa lì a scandire lo spazio tra il nulla ed il poco più, che poi non è altro che l'esistenza al netto dei sogni.
Non ero felice, però. Sì, con quella risposta ero convinto di aver troncato sul nascere tutte le altre domande che sarebbero venute dopo, ma avevo davvero il diritto di farlo? No, non potevo essere felice. 
Mi sbagliavo, per fortuna. Infatti fui subito interrotto da un perché; un perché piccolissimo, ma comunque abbastanza grande da seppellirci dentro il mio senso di colpa. Perché?, mi chiese, e con l'incoscienza di chi è ancora troppo giovane da pretendere dalle risposte nulla di meno che la verità. 
Ammetto di essere stato tentato dal rispondere con quella frase che nessun genitore dovrebbe mai pronunciare: un giorno, quando sarai più grande, lo capirai da solo. Avrei potuto farlo, certo, ma con quale coraggio? Ero già colpevole di avergli mostrato il mondo attraverso la prospettiva della pozzanghera, quando finisci con il calpestare anche il cielo più bello.
Quando sarai grande capirai, pensavo: questo sì, devo ammetterlo, lo pensavo veramente. E se poi i suoi occhi non si fossero mai aperti abbastanza da trovarla la bellezza? Magari non l'avrebbe mai cercata, finendo con l'accontentarsi della mia risposta. Forse avrebbe accettato senza condizioni quell'idea di bruttezza onnipresente che avevo innestato nella sua mente, caricando le sue spalle di un pregiudizio pesante come una zavorra: dovevo rimediare a quelle parole scellerate, forse nate dal fastidio che mi aveva procurato il lavavetri al semaforo poco prima. 
Perché produrre bruttezza è facile, non richiede alcuno sforzo, gli dissi. Aveva capito? Avrebbe capito? E se in quell'implicito invito a fare del suo meglio per non generare ulteriore bruttezza non fosse nascosta un'ulteriore illusione? Di segno contrario, ma pur sempre un'illusione. 
Perché, per un istante, lo avevo immaginato diverso dagli altri, migliore degli altri: in fondo era mio figlio, non di qualcun altro. Ciao pa', mi disse prima di essere inghiottito dal suono di quella campanella, proprio come successe a tutti gli altri.
Ma una cosa l'ho capita: la prospettiva di una pozzanghera è comunque il cielo.

Massimiliano Cerreto

©Massimiliano Cerreto


5 novembre 2016

Ai margini del desiderio: effetti collaterali e altre storie


- La stanza, ieri -


Baciala, cosa aspetti?


- L'anticamera, una settimana prima -

Una piccola venere: 34 anni per un metro e sessantacinque d'altezza, tacchi rigorosamente a spillo compresi, e un neo alla Marilyn. Al di là di qualche sorriso ammiccante dei colleghi e di qualche sguardo invidioso delle colleghe, in facoltà non è che poi si sparli tanto della dottoressa Aprilia, forse per il timore di finire oggetto delle sue ricerche sul comportamento.
Flavio non lo sa come c'è finito nell'anticamera del dipartimento di psicologia clinica. Forse sì, ma non vuole ammetterlo. È che proprio non ci riesce ad andare d'accordo con la vita. Ogni giorno trova qualcuno cui dare la colpa, ma non gli basta, non può bastargli. I tassisti, ecco deve essere colpa loro se il mondo va male. No, questo non lo ha mai detto, ma è certo che l'abbia pensato, almeno una volta nella vita. Quale sarebbe poi il mondo che non funziona? Il suo, ovvio. Che è ben più grande, misterioso ed inesplorato dell'universo stesso.

- Casa di Flavio, tempo imprecisato -

Sei sempre nervoso, perché non prendi qualche goccia? Poi vedi che tutto si sistema, non era una psicologa la madre, anche se tutte le mamme hanno la presunzione di esserlo: chi può capire meglio di loro il proprio figlio? Forse era nervoso semplicemente perché non aveva altra scelta. È come lamentarsi di avere problemi di udito dopo una notte trascorsa in discoteca o il mal di pancia dopo aver mangiato al ristorante cinese. È la vita che fa male! Ecco, lo si dovrebbe scrivere in caratteri cubitali all'ingresso dei reparti maternità: la vita nuoce gravemente alla salute, altro che sigarette!


- L'anticamera, una settimane prima -

Signore, qui non si può fumare, lo sapeva bene Flavio, non c'era bisogno che glielo ricordasse quello stronzo qualunque. Che bella espressione 'stronzo qualunque', come se esistesse una gerarchia anche per le persone che tendono verso il basso. Aspetta le undici, l'appuntamento è alle undici; guarda l'orologio, un regalo di cresima; vuole essere puntuale, è sempre puntuale; non può fare brutta figura, non con una donna poi: l'idea di farsi rovistare l'anima da una donna proprio non gli va giù. Poco male se a farlo fosse un uomo, come uomo credeva di essere, o almeno avrebbe voluto, ma da una donna no!

- Università di Flavio, due settimane prima -

Ma che palle! Due ore per aspettare l'assistente e poi mi dice che non ha più tempo per ricevermi!, un ragazzo di vent'anni è in piedi, mentre gli altri compagni sono seduti sulle scalinate in travertino della facoltà. Sono tutti degli stronzi, ma la cosa più grave è che non possiamo fare nulla. Potremmo denunciarli, ma a cosa servirebbe?, adesso è Flavio a parlare, ma viene interrotto da un amico: bravo, e così sei tu che gliela dai vinta, non capisci? Flavio, ascoltami, questo è solo un esamificio. Ci vieni, ti siedi davanti a loro, rispondi a qualche domanda e poi li mandi a fare in culo per il resto della vita: perché t'incazzi tanto? Comunque adesso devo prendere la metro; mi accompagni? Dai, ti offro un caffè, quello che fa il vecchio, il più buono. I due lasciano quella ciurma alla deriva e scendono in strada per andare alla metro.

- Adesso che siamo soli voglio dirti una cosa: te lo ricordi come stavo in paranoia prima di dare diritto privato? Poi ho ricevuto una mail dalla dottoressa Aprilia, una psicologa...
- Sei finito da una strizzacervelli?
- Puoi chiamarla come vuoi, non m'importa; ah, ecco la caffetteria, siamo arrivati. In realtà, è una ricercatrice universitaria interessata alle problematiche di noi studenti. Due caffè, grazie. A me macchiato. E tu, guardami mentre ti parlo: adesso ti sembro uno che abbia più paura di qualcosa? E poi è tutto gratis.
- Dovrei fare la cavia da laboratorio di una scienziata pazza?
- Tranquillo, non ti darà nessuno di quegli psicofarmaci di merda che mandano in pappa il cervello: è una psicologa, non una psichiatra. Ti farà giusto qualche domanda, così, per capire chi sei, e poi ti dirà qualcosa che cambierà il tuo modo di pensare...
- Si chiama lavaggio del cervello dalle mie parti; buono davvero questo caffè, avevi ragione.
- Ecco, lo vedi? Sei sempre così fottutamente drastico. Diciamo che ti ripulirà da un po' di spazzatura energetica, tutti ce ne portiamo dietro qualche sacco. Signore, ecco a lei tre euro. E tu pensaci; stasera ti mando un messaggio su fibbì. Aspetta, non dimenticare di mandarmi l'mp3 del seminario di Storia del diritto romano, quel giorno avevo l'influenza.


- L'anticamera, una settimane prima -

Lei è il signor Flavio?, gli chiede uno con la voce priva di tono, forse perché abituato a non far trasparire emozioni in un luogo dove tutti sono addestrati a dissezionare la gente dall'interno, e senza lasciare cicatrici visibili. Ha firmato la liberatoria? Il documento che le è stato dato all'ingresso, dico. Ah, bene, la dia a me. La stanza della dottoressa è in fondo al corridoio, a destra. Balbettato un grazie, Flavio lascia finalmente quel limbo.


- Lo studio, una settimana prima -

Si può?, chiede senza una particolare convinzione. Anzi, una parte di sé preferirebbe di gran lunga un bel no, come successe a quel compagno nel dipartimento di romanistica.

- Prego, entra pure.
- Scusi, non mi aspettavo...
- Lo so, le mie foto su facebook sono così seriose, tu invece sei più carino di come t'immaginavo; siediti pure.
- È un po' come in Alice nel Paese delle Meraviglie, ma nei suoi occhi il ragazzo non legge bevimi! In quel verde, che certi giorni sembra grigio, ci vede scritto scopami!
- È normale che tu sia un po' in imbarazzo, tutti lo sono all'inizio, ma vedrai che passerà presto...
- Dottoressa...
- Chiamami Alessandra, non vorrai mica farmi sentire così vecchia? E poi non siamo nella tua di università...
- No, non era mia intenzione, mi scusi...

La donna l'interrompe un'altra volta, quasi a volerlo disconnettere da quel flusso incontrollato di pensieri che gli scorreva dentro e  gli chiede senza mezzi termini: ti piaccio? Se avesse potuto, Flavio si sarebbe arruolato all'istante nella legione straniera, oppure avrebbe rubato il guscio da Calimero per potersi nascondere. Questo cosa c'entra?, risponde fingendo di avere il controllo della situazione. È il tuo nodo, e sono qui per scioglierlo, dice guardandolo negli occhi, ma il ragazzo distoglie lo sguardo e abbassa la testa come in un inconsapevole cenno di assenso. Le parole di Flavio non la sorprendono. Anzi, ha ottenuto esattamente la reazione che voleva.

- Osserva il tuo corpo, lì, rigido; sicuro di voler rimanere tutto il tempo fermo all'idea di te stesso?
- Guardi, probabilmente ho commesso un grosso errore nel venire qui. Mi scusi per averle fatto perdere del tempo...
- Libero di farlo, ma non ti renderà felice. Un giorno finirai per vederti come uno che fugge dinanzi ai problemi, non come uno che li affronta: non è a me che dovresti chiedere scusa.
- Fuggire io? Ma lo sa quanti esami ho dato? E sono solo al secondo anno! Mica sono uno di quelli raccomandati dal papà avvocato o zio magistrato. Ma lei pensa che sia divertente sedersi davanti ad uno sconosciuto che ti giudica pensando di avere diritto di vita e di morte su di te? E guai se sbagli anche solo una parola...
- E tu come ti giudichi?
- Uno che si presenta agli esami solo se è sicuro di aver studiato tutto, dalla prima all'ultima pagina, note in corpo otto comprese; altro che dispense. Non amo le scorciatoie, sono una persona onesta, responsabile, non uno che gli esami li va a provare tanto per fare qualcosa, e mi creda che ce ne sono tanti.
- Non hai risposto alla mia domanda.
- Pensavo di averlo fatto...
- Mi stai parlando della tua brillante carriera universitaria, della tua idea di cosa è giusto e sbagliato, della tua paura di essere giudicato: è tutto questo ciò che sei?
- Me lo dica lei. Non sa nulla di me, eppure pensa di aver individuato... come è che l'ha chiamato? Il mio nodo, giusto?
- Non hai paura di essere giudicato dagli altri, ma che l'opinione altrui possa interferire con il tuo di giudizio: sei imputato, giudice e boia allo stesso tempo. E lo vedo dal tuo corpo. Quanti anni hai? Ventuno, giusto? E a quaranta cosa farai? Ma non ti rendi condo di quanta energia stai disperdendo?
- Ho ancora abbastanza energia per dirle che non sono interessato, grazie!
- A cosa? A me? A te? Oppure alle donne?
- Non ho nulla contro le donne, io!
- Peccato che nessuna sia come vorresti, che nessuna assomigli alla tua idea di come dovrebbe essere l'amore, o dovrei forse dire che non ti senti abbastanza per meritare di essere amato?
- Scusi, ma lei è una psicologa oppure una maga? No, dico sul serio, perché a me non sembra di averle parlato della mia vita affettiva, ammesso che le debba interessare. E poi nell'ultima mail che mi ha inviato c'era scritto che mi avrebbe aiutato ad affrontare gli esami...
- È esattamente ciò che sto facendo, ma se ci tieni ad andare, vai pure...
- A questo punto penso di avere diritto ad avere una spiegazione. Oppure devo pensare che è come tutti gli altri?
- Gli altri chi?
- Gli psicoterapeuti. Sa quelle che persone che ti fanno sdraiare su un lettino, parlare dell'infanzia e poi, allo scadere dell'ora, ti chiedono un centinaio di euro; ha presente?
- Strano...
- Cosa...
- Dai post sulla bacheca non mi sembravi il classico ragazzo con la testa così infarcita dei soliti luoghi comuni. Devo essermi sbagliata sul tuo conto...
- Invece io penso di aver capito chi è lei...
- Bravo, vuoi prendere il mio posto? Perché non cambi facoltà allora? Ah, già, dimenticavo che non puoi, che sei troppo un bravo ragazzo per fare qualcosa che i tuoi non vogliono. Perché a te non interessa laurearti in Giurisprudenza, giusto?
- Preferisco la filosofia, ma sappiamo bene come va a finire: il massimo che ti può succedere è di passare la vita a spiegare quattro stronzate a dei ragazzini distratti che preferiscono chattare di nascosto, on i telefonini sotto il banco. Hanno ragione i miei, con una laurea in Giurisprudenza puoi fare molto di più.
- Peccato non sia quello che vuoi fare tu. E forse non tutti i professori sono abbastanza bravi da fare appassionare i propri studenti alle loro materie. Ecco, visto? Ti ho accontentato: siamo finiti a parlare di docenti.
- I miei di professori sono solo degli stronzi. Prima dicono che l'importante è ragionare sul perché delle norme giuridiche, la chiamano ratio normativa, e poi finiscono con il costringerti ad imparare quasi tutto il codice a memoria, e guai se non ricordi in modo esatto anche solo un comma.
- E tu?
- Io cosa?
- A cosa sei interessato davvero?
- Al perché! Ma questo dovrebbe averlo compreso. Lei sa tutto di me...
- Ti sbagli! Dovevo provocare in te delle reazioni, e non pensare che mi abbia fatto piacere farlo in questo modo, ma il mio lavoro non consiste nel giudicare le persone, appiccicare delle etichette, ma aiutarle ad andare in direzione dei loro desideri. Posso mostrarvi la strada, non percorrerla al posto vostro. Peccato che, talvolta, questo percorso sia sbarrato da tante false immagini mentali e blocchi emotivi. Ecco cosa cerco di individuare in una persona, tanto dalle parole quanto dal linguaggio del corpo. Alza la testa, mi hai sentito? Guardami e pensa a me come ad uno specchio: non vuoi provare a renderlo un po' meno deformante?
- Mi scusi, ma non le credo. Un po' come quando la professoressa del liceo ci raccontava che educare viene da ex ducere, tirar fuori ciò che ognuno di noi ha dentro, e poi ci metteva in testa le sue di idee: che fato infausto attendeva chi la pensava in modo diverso. Una volta un amico prese otto al tema d'italiano limitandosi a riscrivere, parola per parola, la sua spiegazione della folla manzoniana; stronza lei e stronzo lui.
- Visto?
- Cosa?
- Sei tu a giudicare, sempre e soltanto tu. Stronzi, stronzi, stronzi: potrei riassumere così tutti i tuoi discorsi. E poi? Finisci a colpevolizzarti per non poter far nulla per cambiare le cose, perché ti senti inadeguato ad affrontare la realtà, e senza capire che puoi cambiare soltanto te stesso, non gli altri. Non sei tu ad essere sbagliato, e neppure loro. Ad essere distorto è il riflesso di te in cui t'identifichi...
- Beh, ma non può negare che la vita sarebbe più facile per tutti se non ce fossero così tanti di stronzi. Sì, ha ragione, questa è l'unica parola con cui riesco a definirli; specchio o non specchio.
- Siamo tutti gli stronzi di qualcuno, ma preferisco il termine ostacolo funzionale. Mai sentito parlare di sparring partner?
- No, sono sincero.
- Tu sei sempre sincero, anche troppo. Non devi convincermi di questo. E non sei neppure obbligato ad esserlo. Comunque, è una sorta di avversario. Non è un nemico in senso stretto, anzi. È uno che ti allena a combattere. È così che si cresce; perché tu vuoi crescere o rimanere un bambino?
- Sempre ad offendere lei, vero? Forse sono ancora giovane per dirmi uomo, ma sono uno che si assume le sue responsabilità, e cerco di non fare del male a nessuno.
- Ne fai a te stesso, condannandoti ad una vita che non vuoi, a dire di no a ciò che desideri di più. Ti piaccio, me ne sono accorta, non c'è nulla di male in questo. Siamo esseri sessuali, sempre, dall'infanzia alla terza età. Ma questo ti crea un cortocircuito nella testa; certo, sei troppo speciale per essere come gli altri, e tu non vuoi essere come gli altri...
- Gli altri chi? Adesso sono io che lo chiedo a lei.
- Quelli che, secondo te, ci vorrebbero sempre a gambe aperte, che pensano a noi donne come delle puttane...
- Ma io...
- Fermati! Non hai bisogno di giustificarti: non è il desiderio ad essere sbagliato, ma il modo in cui talvolta lo esprimiamo. Ti fa molto più male negarlo, soprattutto a te stesso. Ti dico un'altra cosa, questa sì che farà male, ma è per il tuo bene: non sei speciale, non più di quanto lo siano gli altri.
- Abbiamo finito?
- Per oggi sì...
- Cosa le fa pensare che tornerò? Non sono mica un topolino che può torturare ogni volta che vuole per i suoi esperimenti...
- Topolino no, ancora cucciolo sì. No, non chiudere, lasciala socchiusa la porta.
- Come vuole.
 
- Casa di Flavio, dopo l'incontro con la dottoressa -

- Come è andata?
- Ah, ciao ma', non ti avevo sentito entrare...
- E certo, con la musica sempre a tutto volume. Ma come fai a studiare in questo modo?
- Non stavo studiando.
- Bravo, così poi alla fine devi fare le corse...
- Sono fatti miei! E poi non mi sembra che tu possa lamentarti del mio libretto.
- Ma lo dico per te. Come se non lo sapessi che l'ultimo mese prima dell'esame ti chiudi dentro, non mangi più, non dormi più e fumi due pacchetti al giorno...
- La smetti adesso? E chiudi la porta, per favore. Chiudila bene che ho la finestra aperta e fa corrente.
- Sempre incazzato stai, e questo è il ringraziamento?
- Per cosa? Stavo cercando di rilassarmi un po' e sei arrivata tu.
- E io che mi preoccupo per te!
- Senti, facciamo così: io abbasso il volume e tu adesso la finisci, va bene?
- Comunque non mi hai risposto; come è andata con la psicologa?
- Una sparasentenze, e io che mi lamentavo dei professori.
- Ma lascia perdere, sei troppo intelligente per farti fare fesso dalle parole. Sei solo un po' esaurito. Te l'ho detto tante volte: qualche goccia di passiflora; non fa mica male, la prendo anche io.
- Cosa si mangia stasera?
- Non lo so ancora, perché non vieni in cucina e lo decidiamo insieme?
- Ancora qualche minuto e vengo. Devo mandare un messaggio.
- Mi raccomando, non scrivere stronzate su internet, lo sai che la polizia postal...
- Mamma! Non sono un terrorista! E poi non me ne frega niente di quelle merde dei politici. Adesso, esci, ti prego.

Flavio vuole scrivere al suo amico, massacrarlo d'insulti, fanculizzare lui e la dottoressa Aprilia, ma non fa in tempo: un messaggio lo distoglie dalle sue crudeli intenzioni.


- Università di Flavio, la mattina dopo l'incontro con la dottoressa -

- Letto il messaggio di ieri? Ti ho anche suggerito l'amicizia su fibbì...
- Carine le tue amiche...
- Carine? Porco zio, sono due a colpo sicuro, altro che carine. Mi devi dire solo quella che ti piace di più, e io mi prendo l'altra.
- Ma ti sembro il tipo? E poi mi sono appena lasciato con...
- Appena? No, scusa, hai detto appena? Quanti mesi sono passati?
- Scusa, ma cosa cazzo c'entra. Ecco, tu che te ne intendi tanto di psicologia dovresti sapere che ognuno ha i suoi tempi per elaborare il lutto.
- A proposito, ma come è andata con la dottoressa Aprilia?
- Una merda! Mi ha vomitato addosso di tutto di più...
- Anche con me ha fatto così, voleva provocarti; ma hai visto che gambe?
- Bella è bella, ma l'avrei preferita con un po' più di cervello...
- Non dire cazzate.
- Mi ha fatto troppo sclerare!
- Per il tuo bene...
- Il mio bene?
- Presto capirai; allora, ci vieni stasera? Lo sai che sono a piedi e che mi serve uno con la macchina...
- Viva l'onestà!
- Beh, pensavi che lo facessi per amicizia?
- Dove andiamo?
- Sono due studentesse fuori sede, non abitano molto lontano dall'università. Prima le portiamo a mangiare qualcosa, poi le riaccompagniamo a casa e...
- Bravo il mio diavolo custode, a volte mi chiedo come sarebbe la mia vita senza di te.
- Decisamente più noiosa.
- Pensavo che c'è un locale carino da queste parti, fanno la patata ripiena, ci andavo con la mia ex; che cosa c'è? Perché stai ridendo adesso?
- Ma ti sei sentito? Già immagino la scena. Sentite, io e il mio amico conosciamo un bel posto: vi piace la patata ripiena?
- Oddio, effettivamente, detta così è oscena!
- Dai, vienimi a prendere alle otto stasera; il locale lo lasciamo decidere a loro.
- Sì, forse è meglio.

- La stanza, ieri -

I due ragazzi sono a casa delle studentesse fuori sede. Letti disfatti, la cucina in disordine, una stufa elettrica al centro della stanza ché il termosifone non funziona bene e le pareti che avrebbero bisogno di essere tinteggiate. L'amico di Flavio ha in braccio una delle due.
 

- Ti è piaciuta la pizza?
- Sì, ma domani non mangio nulla: guarda come sono gonfia. No, cosa fai? Posa il cellulare, sei pazzo? Un selfie con noi quattro in casa? Se lo vede mio padre mi ammazza. Mi paga l'affitto per studiare, non per portarci i ragazzi.
- Dai che non ti taggo...
- Ma non ci pensare proprio!
- Hai ragione, e poi cosa sta per succedere è meglio non farlo sapere; Flavio, hai messo la penna nel portatile?
- Sì, ho scelto un po' di canzoni...
- Oddio, mica adesso te ne uscirai con i Genesis, vero?
- Stronzo! Non capisci un cazzo di musica. Comunque ho scelto qualcosa d'italiano...
- Cosa è questa roba? Non siamo mica ad un falò, che c'entra adesso Battisti? Dai, togli la penna, scegliamo qualcosa da youtube. Ecco, l'ultima compilation di cafè del mar.
- Bella, sono stata a Formentera questa estate e la chill out mi piace troppo un casino!
- Non c'è più niente da bere, uffà. Non hai qualcosa in figro?

- Possiamo andare a controllare.

L'amico e la studentessa vanno in cucina. Lei si siede sulla lavastoviglie, lui le cinge i fianchi.

- Dovevamo lasciarli soli, il mio amico è timidissimo.
- Me ne sono accorta; proprio una bella coppia fa con la mia coinquilina. 

- E tu?
- Tu cosa?
- Sei timida?
- Ti sembro una timida?
- Dimostramelo.
- Stronzo!
- Me lo dicono tutti, ma è per questo che ti piaccio...

Nel frattempo, nella stanza, Flavio prova a vincere il proprio imbarazzo.

- Ti piace davvero questa musica?
- No, ma non volevo rovinare tutto.
- Cosa ti piace?
- Prometti di non metterti a ridere?
- Promesso.
- Mia madre è inglese e a lei piacciono tanto gli Swing Out Sisters...
- Davvero?
- Buffo, non trovi?
- Ma no, perché buffo? Erano uno dei gruppi più interessanti negli anni '80 e piacciono molto anche me; scusa, non volevo annoiarti. Dai, cerchiamoli; una canzone in particolare?
- Si chiama forever blu
- Eccola, dovremmo ballare adesso, lo sai?
- Poi non lamentarti se ti pesto i piedi, però.
- Non preoccuparti, neppure io so ballare...
 

Baciala, cosa aspetti?, a Flavio sembra di avere ancora nella testa la voce della dottoressa Aprilia.

- Università di Flavio, oggi -

I due ragazzi sono scesi dalla metro e s'incamminano verso l'università. Visto? Cosa ti avevo detto? E poi ti ho lasciato la più carina, ammettilo. Non venirmi a dire che non sono un amico. Aspetta Flavio, una telefonata; vai avanti tu e incomincia a prendere i posti. Tieni, mettici il mio zaino sulla sedia, così non se la fregano. Tranquillo, vai. Pronto? Sì? Ah, è lei, dottoressa Aprilia. Sì, Alessandra, va bene. Certo, è andata come aveva immaginato. No, non l'hanno fatto, ma è qui ancora tutto imbambolato. E poi non lo so se quei due sono pronti per la prossima fase dell'esperimento. Ha ragione, non spetta a me dirlo. A proposito, ma non è che metterà il mio nome nella sua ricerca, vero? Certo, la privacy prima di tutto. Adesso la lascio e mi faccia sapere se ha bisogno di altri soggetti. Buona giornata.

Massimiliano Cerreto
Rock art, ©Massimiliano Cerreto