19 giugno 2015

Clandestina-Mente: dietro le quinte della vita! (Remake)

Dell'ossessione della verità e del brusco risveglio dal sogno


Primo tempo

La versione ufficiale dell'esistenza

- Roma, Circo Massimo, esterno notte -

(Dal campo lungo della folla che si riversa in strada al termine del concerto sino alla figura intera di un ragazzo sulla trentina intento a comprare un poster) Sì, dammi quello lì, ecco i tuoi 5€, grazie.  Questa è l'ultima volta che faranno un tour, me lo sento, cazzo! Meglio comprarlo qualche souvenir
(Il campo si allarga per inquadrare le persone intorno al protagonista) E tu non spingere, ma non vedi che siamo tutti in fila? Il solito furbo, ecco perché va male l'Italia
(Allargamento ulteriore del campo.)

- Albergo nei pressi della stazione Termini, interno notte -

(Inquadratura dall'alto del ragazzo sdraiato sul letto, rumori provengono dalla strada sottostante) Ho ancora l'adrenalina addosso, come cazzo dormi dopo un concerto del genere? Forse è stato meglio di quello del '92 a Nizza. Almeno non avevo il fiato sul collo di quello stronzo di francese che non mi fece accendere neppure una sigaretta. Ecco, se solo la gente lo sapesse cosa significa vivere davvero la musica. Anzi, la vita, punto! E invece no, tutti nelle loro belle casette ad accontentarsi della versione ufficiale dell'esistenza. Io no, mica mi faccio rincoglionire dal telegiornale delle otto. E una vita di seconda mano non la voglio. Anche a costo di farmi male. (Dissolvenza)

- La cucina di una casa di campagna, interno giorno (flashback) -
 
(Totale della scena) Smettila di arrovellarti il cervello, hai sempre pensato troppo. La vita si prende come viene, senza farsi troppe domande. 
(Primo piano del ragazzo) Sì, peccato che a me la vita viene sempre una chiavica, come diceva Troisi. (Primissimo piano) E non farmi ridere, per una volta che stavo facendo un discorso serio. Vedi come va a finire quando parlo con te? Sembriamo i protagonisti di una commedia. 
(Controcampo della madre) E cosa dovremmo fare, piangere? Sono allegra, la vita mi piace e, se proprio devo morire, voglio farlo in salute. Dai, vai ad avvertire papà che tra poco si mangia, da qui non mi sente. Lui e la musica classica, lui è quei pennelli che mi fanno puzzare tutta la casa.

- Albergo nei pressi della stazione Termini, interno notte -

(Il ragazzo è seduto sul letto, con in mano una sigaretta) Mamma si sbaglia, bisogna porsele le domande nella vita. E poi è colpa sua se ho fatto Giurisprudenza, sono stati i professori ad insegnarmi a spaccare il capello in quattro.

- Aula universitaria, seduta d'esame, interno giorno (flashback) -

(Piano americano del professore che tamburella nervosamente con la penna sulla scrivania) Guardi, voglio darle un'ultima possibilità. Questa è una domanda facile facile: in base al disposto dell'art. 1321 del codice civile, il matrimonio è un contratto oppure una convenzione? 
(Primo piano del ragazzo) Si ritiene una convenzione...  
(Controcampo del professore) E allora come si spiegano le responsabilità di natura patrimoniale che da esso derivano?
(Primissimo piano del ragazzo) Mi riferivo alla tesi maggioritaria, c'è anche una tesi minoritaria... 
(Controcampo del professore) Maggioritaria, minoritaria, lei non mi ha ancora risposto! Anzi, faccia una cosa, torni alla prossima sessione.


- Albergo nei pressi della stazione Termini, interno notte -

(Il ragazzo che cammina nervosamente nella stanza) Avrei dovuto fare il giornalista musicale, solo così sarei stato un uomo libero, e nessuno si sarebbe mai lamentato delle mie domande. (Primissimo piano) Ecco, e se facessi finta di essere un cronista? Non sono bravo a recitare come mammà, ma potrei vivermi il backstage del concerto e fare anche delle interviste: mitico! Domani hanno un'altra data, sono ancora in tempo
(La camera segue il ragazzo che rovista nella valigia) Il block notes lo prendo dalla stanza, la penna pure ed ecco la giacca: mamma me la mette sempre in valigia. Non si sa mai, dovessi mai trovarti ad una cena elegante, dice. 
(Ellissi temporale. La steadycam segue il ragazzo che, dopo una doccia e con i capelli ancora bagnati, esce dalla stanza indossando dei vestiti puliti)

 - Hall dell'albergo, interno notte -
 
(Il ragazzo si rivolge al portiere di notte) Scusi, so che è una richiesta insolita, ma dovrei stampare un documento, potrei usare il computer.  
(Piano americano del portiere di notte intento a giocare al solitario di windows) Guardi, non si potrebbe, ma è molto tardi e non c'è nessuno. Faccia in fretta però. (L'inquadratura si sposta dal portiere che esce a fumare allo schermo del computer) 
Ad avercelo un amico giornalista, magari. Potrebbe prestarmi il tesserino e sarebbe tutto più facile. Adesso scrivo una finta lettera di raccomandazione, credo si dica accredito. Se me lo dovessero chiedere, dirò che non sono ancora iscritto all'albo perché praticante. Suoni & visioni, no, non va bene come nome di un giornale di musica. La chitarra nella roccia, ecco così è decisamente più rock!

Secondo tempo

La versione ufficiosa dell'esistenza

- Roma, Circo Massimo, esterno giorno, primo pomeriggio -

(Dal campo lungo al primo piano) A che ora arrivano i giornalisti ai concerti? Meglio essere in anticipo, prima dell'inizio del soundcheck. 
(La camera inquadra prima il palco e poi un tecnico visibilmente adirato) Senti come cazzo scotta il sediolino della batteria. 
(Figura intera di un altro tecnico intento a controllare le casse monitor) E ci credo, sono ore che sta sotto il sole. Dai mettigli un telo sopra che tra un po' verranno a fare le prove. A proposito, sono già accese le spie dietro la batteria? 
(Dettaglio, primo piano del tecnico) Strano qui è tutto spento.

- Cancello principale -

(L'inquadratura riprende il ragazzo discutere con un uomo) La conferenza stampa si è tenuta ieri mattina, cosa vuoi?, gli chiede il responsabile della sicurezza. 
(Dal piano americano al primissimo piano dell'uomo in divisa) No! È inutile che mi mostri l'accredito per la centesima volta! Nessun giornalista veste in giacca e cravatta. Non d'estate. Non ai concerti. Aspetta qui e non muoverti!, gli intima. 
(La camera inquadra un pullman che si avvicina al cancello) Chi siete voi? (Primo piano dell'autista) 
Devo fare scendere i ballerini. Non ho potuto parcheggiare sul retro, c'erano già i camion del service audio e luci. 
(La camera a mano segue il ragazzo che, approfittando di quel momento di distrazione, entra passando sotto la sbarra e arriva sino al palco) A qualcosa sono serviti quei film americani in cui i teppisti prendono la metropolitana senza fare il biglietto.  

- Il retro del palco -

(Tutti i tecnici si sono radunati per via di un guasto. La camera segue l'avvicinarsi al ragazzo di un uomo alto quasi due metri, con la tipica pancia gonfia per le troppe birre ed un cappellino sulla testa, forse per nascondere la calvizie o forse solo per proteggersi dal sole. Primo piano) Vieni qua tu, dove pensi di andare? Questa è un'area riservata agli addetti ai lavori. 
(Controcampo del ragazzo) Mi scusi, sono un giornalista e ho appuntamento con i musicisti. 
(Primo piano dell'uomo) I camerini sono di là, ma adesso allontanati. Avremmo già dovuto iniziare a provare l'impianto, ma siamo fermi. E chi chiamano quando ci sono dei problemi? Chiamano me, Mr. Bass & Troubles, ovvero l'unica persona in grado di risolverli. Dimenticano che faccio il fonico, non l'angelo che para il culo a tutti! Scrivilo questo nell'articolo, così imparano a ridurre il budget per il service.

- Camerini, interno giorno -
 
(La camera a mano segue il ragazzo. Inquadratura della stanza dove la maestra di danza ripete la coreografia in attesa che arrivino i ballerini) Uno, due tre e quattro. Cinque, sei, sette e otto. (Dettaglio dello specchio in cui la donna vede l'immagine riflessa del ragazzo e allargamento del campo per mostrare il momento in cui gli sbatte la porta in faccia. Stacco sull'inquadratura del corridoio, dove un uomo urla contro il malcapitato roadie di turno) La stratocaster deve essere già pronta sul palco, anche se la userà solo nell'ultimo brano. 
(Il camerino degli artisti. Inquadratura dall'alto e poi panoramica dei presenti. Chi è sdraiato sul divano, chi è mezzo addormentato, chi gioca con la playstation. Primo piano del ragazzo, monologo interiore) In fondo, sono solo delle persone. Non importa quanti ragazzini abbiano appeso in stanza un loro poster. Sono persone, punto e basta. E pensare che avevo così tante domande, domande che solo un vero fan può porre. Altro che quelle dei giornalisti. Loro sì che fanno la bella vita e i dischi che recensiscono non li ascoltano neppure. Tanto sono pagati per scrivere ciò che la gente vuole leggere, e fanculo la verità!
(La camera inquadra il responsabile della sicurezza che si avvicina alle spalle del ragazzo) Ma come hai fatto ad entrare? Adesso ti sbatto fuori a calci! 
(Sequenza in slow motion, voce fuori campo) Cade il block notes, cade la penna, cade anche l'ultima illusione di un'adolescenza durata troppo a lungo. È tempo di svegliarsi per poter attraversare lo specchio, e senza neppure il tempo di un autografo. (Dissolvenza e titoli di coda)

Massimiliano Cerreto, ex giornalista musicale