23 giugno 2015

Inferno interno notte

Storia del napoletano che insegnò la felicità al diavolo



- Inferno, interno notte -
 

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(Due ore dopo, voce fuori camposanto) Siamo all'inferno, la pubblicità è interminabile! Va bene, non siete stati poi così cattivi, meritate di guardare il film. O, forse, è proprio perché siete stati cattivi che adesso siete intrappolati in sala. Nessuno ve lo ha detto che non potete più uscire, vero? (Risata malefica seguita da svariati colpi di tosse) Mannaggia a me, devo smetterla di fumare così tanto altrimenti mi licenziano pure come voce fuori camposanto. E pensare che una volta facevo il contrabbandiere e potevo fumare tutte le sigarette che volevo. Ah, bei tempi!

- La recepetion dell'Inferno -

Diavolo di terza categoria (daemon vulgaris): Cosa è quella faccia? Vedrà che si abituerà a stare qui. Certo, si sta un po' strettini, ma poi ci si adatta. (Rivolgendosi alla folla) E non spingete lì a destra! Avanti, c'è posto! Non è come sulla Terra, quando eravate voi a respingere gli stranieri alle frontiere, qui accogliamo tutti. Come le dicevo, in fondo questo non è mica l'inferno! (Risata malefica) Lo so, era una battuta orrenda, ma devo fare pratica di perfidia applicata e approfitto di voi nuovi arrivati. Vorrei che mamma fosse orgogliosa di me, avere un figlio diavolo di prima categoria non è da tutti! Ah (sospirando), se solo qui le carriere non si basassero su criteri meritocratici, come avviene da voi. Lei è italiano, vero?
Antonio Esposito (napoletanus vulgaris): Napulitan', prego!
Demone: Napoli è in Italia, qual è la differenza?
Antonio Esposito: Vabbuò, non ci pensate, mica possiamo fare la notte di Natale qui! 

(Voce fuori camposanto) 'Fare la notte di Natale', espressione che indica un'attività che dura molto a lungo. È consuetudine di noi napoletani, infatti, dare importanza alla cena della Vigilia, in seguito alla quale si aprono i regali e si esce per partecipare alla funzione religiosa, dalla mezzanotte in poi. Il clima è solitamente mite a dicembre, ma fa sempre freddo quella notte. Sarà per via della digestione difficile? Ci sono, è l'insalata di rinforzo il problema. L'anno prossimo lo dico a mammà che non me la deve preparare. 

Demone: Ah l'Italia, gran bel Paese il vostro! Pensi che il Capo manda ogni anno i demoni migliori per seguire corsi di perfezionamento tenuti dai vostri politici: ne sanno una più del diavolo, altro che le donne. Comunque mi chiamo Bersalenzi, ma gli amici mi chiamano Ber. Il dispiacere è tutto suo.
Antonio Esposito: Certo che fa proprio un cazzo di caldo qui, pare l'estate sugli scogli di mappatella bitch!


(Voce fuori camposanto) Perdonatelo! Antonio non conosce l'inglese e ha fatto confusione tra beach e bitch, che poi si pronunciano allo stesso modo. Non è colpa sua, ma di quella grandissima bitch della maestra che gli ha fatto ripetere le elementari sino a 13 anni. Alla fine, ha preferito andare a lavorare. Anzi, a faticare. A proposito di traduzioni, la mappatella in questione è il sacco da picnic. Da non confondere con mappina, lo straccio per lavare a terra, che significa anche persona di scarso valore, ma questa è un'altra storia.

Ber: Che cosa è mappatella beach? 

(Voce fuori camposanto) Visto? I demoni parlano perfettamente tutte le lingue! È per sedurci meglio, dicono. Va bene, vi lascio al film, ma poi non vi lamentate se non capite niente.

Antonio Esposito: È la spiaggia del lungomare di Mergellina. Non è neppure una vera spiaggia. E c'è anche un bel cartello di divieto di balneazione. Ma a noi che non teniamo una lira non ce ne fotte proprio e il bagno ce lo facciamo lo stesso. Anzi, mò che mi ci fate pensare, sul palo del divieto ci appendiamo i palloncini da vendere ai bambini. Voi dovete capire, teniamo famiglia!
Ber: Le lire? Ma allora il nostro piano di diffondere l'euro è fallito, devo informare il Capo!
Antonio Esposito: Ecco, bravo, chiamatelo a sto capo, voglio proprio parlare con lui. A proposito, dove è il telecomando dell'aria condizionata? Qui, si muore...

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Ber: La smetta! Non sa che qui all'inferno i desideri si trasformano in pubblicità ingannevole? Ecco, neppure è arrivato è già si lamenta. Ma lo sa quanto spendiamo in riscaldamento? Abbiamo tutti le anime a nudo e siamo freddolosi. Forza, venga e non faccia storie!
Antonio Esposito: E che cosa è quella schifezza di macchina? Mi dia le chiavi che la parcheggio io. Non per vantarmi, ma sono capo parcheggiatore abusivo di prima classe!
Ber: Non si può, il regolamento lo vieta. Comunque, ci vengono fornite dal nostro amico Fidel, uno dei pochi veri comunisti mangia-bambini rimasti sulla Terra. Si sa, a Cuba sono arretrati in fatto di automobili, ma è scomoda al punto giusto. Avanti, salga su che devo farle fare una visita guidata dei gironi. Non si preoccupi, troveremo sicuramente il posto peggiore per lei. Un attimo che mi squilla il telefonino.

(Voce fuori camposanto) Bersalenzi parla al cellulare guidando l'auto a fari spenti nella notte, fumando una sigaretta e bevendo birra, il tutto contemporaneamente. È amico dei vigili e non ha paura di perdere i punti della patente. Anzi, non ha neppure la patente.


Ber: Come dici? Il capo vuole conoscere il condannato che sto trasportando? Va bene. Arrivo subito.
Antonio Esposito: Che è stato? Non ho fatto ancora niente, ditelo al giudice...
Ber: Silenzio! Quando guido voglio concentrarmi!

Inferno News

Emilio Infedele Allam - È appena arrivata una sensazionale ANSIA: è scoppiata la guerra nel golfo dei cattivi pensieri. Missili sembrerebbero essere stati lanciati su Tangentopoli versione 2.0. Che sia la volta di fare piazza pulita e mettere in gabbia il virus della buona politica? Che sia l'anno zero di una nuova era all'insegna del travaglio? Oppure sarà il solito stridio di catene trascinate da tori non proprio santi e accompagnati da urla strazianti di grilli sin troppo parlanti? Ascoltiamo il report dell'inviato Paolo Brusìo. Bzzz, bzzz, bzzz. Paolo mi senti? Bzzz, bzzz, bzzz. Niente da fare! Quante volte gli ho detto di non montare quel dannato microfono dietro le ali che non si sente più nulla! Torneremo da voi a breve. Le trasmissioni riprendono con la consueta programmazione della pubblicità!
  
(Voce fuori camposanto) Adesso avete capito adesso da dove li trasmettono i telegiornali?

- L'ufficio del Capo -

Il Capo (daemon supremus): Maledetti giornalisti, mai che diano una cattiva notizia sino in fondo, lasciano sempre una porta aperta alla speranza. Urge un repentino cambio ai vertici della RAISATANET. Ah, eccoti qua, ti aspettavo! Tu vai pure Ber.
Antonio Esposito: E voi sareste il diavolo? Non siete tanto brutto come vi dipingono...
Il Capo: Non provare ad adularmi, insulso mortale...
Antonio Esposito: Veramente io sarei già morto...
Il Capo: Non devi interrompermi, chiaro! Forza, inginocchiati al mio cospetto!
Antonio Esposito: Scusate capo, come volete voi...
Il Capo: Ma vedi che razza di anime mi devono capitare. Un tempo ero pure disposto a comprarne qualcuna, ma oggi, già oggi. Pensavo che con la crisi che i miei scagnozzi a Wall Street e all'Onu hanno provocato anche quelle migliori si sarebbero convertite al male. E invece mi arrivano sempre solo poveri cristi. (Un fulmine si scaglia sulla scrivania)
Antonio Esposito: (Sorridendo) Capo, jatec cuonc cuonc, le punizioni divine colgono sempre!
Il Capo: Ma come, sei all'inferno, dinanzi al Signore del Male, e fai pure lo spiritoso? Siete incorreggibili voi napoletani!
Antonio Esposito: Ma quale inferno e inferno. Sì, qui fa caldo; voi tenete le corna e siete più brutto del debito e peccato messi insieme; mancano il mare e il sole; non ci stanno neppure i mandolini, la mozzarella di bufala e la pizza; - a proposito, il caffè del bar all'ingresso è proprio una ciofeca - ma vostra maleficenza, con rispetto parlando, che ne sapete di come vive un napoletano?

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Il Capo: Ed è per questo che ti ho fatto chiamare! Dicono che voi napoletani riuscite ad essere felici anche in mezzo ai guai, e questo non va bene. I nostri scienziati sostengono che nel vostro sangue c'è l'antitodo all'infelicità, questo sì che è un male!
Antonio Esposito: Ma facitem 'o piacer'! Voi avete visto troppi film, sentite a me. Vi credete ancora che Napoli è comm nu cinema di Sofia Lorèn? Uno di quelli dove ci sta pure - come si chiama quell'attore bello? Ah sì - Marcello Mastroianni. E siete rimasto arretrato allora. L'unico che ci ha capito a noi è stato Massimo Troisi. Lo conoscete a Massimino nostro?
Il Capo: No, deve stare al piano di sopra.
Antonio Esposito: Era un artista!
 
Non so cosa teneva 'dint'a capa',
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di 'jamm, 'o saccio, ‘naggia, oilloc, azz!'
era come parlare col Vesuvio,
era come ascoltare del buon Jazz.
"Non si capisce", urlavano sicuri,
"questo Troisi se ne resti al Sud!"
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m'ha mai parlato della pizza, e non m'ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell'amato San Gennaro!
 

(Roberto Benigni, poesia in memoria di Massimo Troisi)

Il Capo: Qui dovremmo avere un attore che ha interpretato un film su Napoli, un certo Paolo Villaggio...
Antonio Esposito: E questo mi dispiace assaje, non sapevo fosse morto...
Il Capo: Su facebook dicono di sì...
Antonio Esposito: Ma quale feisbuc e feisbuc, e poi voi dovete stare a sentire i napoletani quelli veri. Mica quelli per finta. Lasciate stare pure i telegiornali. Ci sta una canzone bella assaje che dice tutto. Lo tenete uno stereo? In borsa tengo ancora qualche ciddì pirata che non sono riuscito a vendere. Sapete, tengo famiglia, si fa quel che si può. (Rovistando nella borsa) Allora, qua ci stanno le mabbore originali russe con le radiazioni di Cennobbill. Qua sta il panino con la frittata di maccheroni. Me l'ha fatta mia moglie, pensava che mi sarebbe venuta fame durante l'ultimo viaggio. Abituata coi treni che partono in ritardo e non arrivano mai. Ah, ecco, ascoltate qua...

Napule è mille culure
Napule è mille paure


(Pino Daniele, Napul' è, Terra mia, 1977) 

(Voce fuori camposanto) Le note della celebre canzone di Pino Daniele si spandono all'interno della caverna adibita ad ufficio del Capo, merito anche del suo impianto stereo da urlo. Peccato che i gusti musicali del cornuto siano un tantino differenti.

Il Capo: Basta con questo strazio! Non sopporto i mandolini! Mi ricordano di quando cantavo nel coro degli angeli...
Antonio Esposito: Scusate capo, ma allora siete pure voi un cantante? Strano, nella borsa non lo tengo il vostro ciddì. Eppure li tengo a tutti quanti. Sapete, la clientela a Napoli è molto esigente.
Il Capo: Basta con queste idiozie! Io ero l'angelo più bello!
Antonio Esposito: E non vi arrabbiate, che poi vi vengono le rughe sulle corna. A proposito, ma come è successo l'incidente?
Il Capo: Quale incidente?
Antonio Esposito: Ma come, avete detto che eravate così bello prima...
Il Capo: Insolente! Sapessi quante persone ho trascinato qui all'inferno, e per molto meno...
Antonio Esposito: Ma perché, non siamo già all'inferno? Io lo dicevo per aiutarvi e questo è il ringraziamento? Dove abitavo prima, sotto al palazzo mio, al piano terra, ci sta una signora. Vabbuò proprio signora non è. È nu poc zoccola. Si chiama Titina. Il marito vende il pesce scongelato al mercato di Pozzuoli. Scusate se apro una parente, ma bisogna essere esperti per accattare il pesce. Vi dicono che è fresco, ma nun è over! Non sempre, ci sta pure quello buono, per carità...
Il Capo: Non pronunciare quella parola in mia presenza, mai più!
Antonio Esposito: Scusate vostra maleficenza, non sapevo che non vi piacesse il pesce!
Il Capo: Imbecille, non parlavo del pesce, ma della carità! (Un fulmine distrugge l'impianto stero del cornuto)
Antonio Esposito: Mamma mia bella, si è appicciato pure il ciddì di Pino: era l'ultima copia rimasta! Lo dico io che con quello del piano di sopra non bisogna scherzare. Vabbuò, non ci pensiamo, tanto la musica la tengo ddint 'o core. Allora, vi stavo parlando di Titina. Vedete, per arrotondare lo stipendio del marito, si è fatta un corso per lavorare come estetista. A mia figlia, per il giorno del matrimonio, le ha truccato la faccia che sembrava una bambola di porcellana. Tiene le mani d'oro Titina, e non solo le mani. Capite a me (sorridendo in modo malizioso)...
Il Capo: Male, volevo dire bene, vedo che siete lussurioso, un peccato che ammiro nelle anime!
Antonio Esposito: Lussuria? Je nun tengo na lira, quali lussi e lussi!
Il Capo: Di questo problema mi aveva già accennato al telefono Bersalenzi, il demone alla reception. A Napoli avete ancora le lire? Ho impiegato anni per progettare l'Euro! (Terrificante risata malefica)

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Il Capo: Maledetti pubblicitari! Quante volte devo ripetere che non devono interrompermi quando parlo?
Antonio Esposito: Certo che siete 'ncazzus assaje. La vita la dovete prendere come viene altrimenti vi fate il sangue amaro! Jamm, vi faccio nu bellu cafè e poi dite tutto a Tonino vostro...

A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

(Fabrizio De André, Don Raffaè, Le Nuvole, 1990)

(Voce fuori camposanto) Il Capo, in corna e ossa, infastidito dall'ingerenza della pubblicità, ha trasformato tutti i creativi dell'Inferno in burocrati. Non meno diabolici, ma almeno vedrete il film senza più interruzioni. Si spera, almeno. Antonio Esposito ha trovato nella sua borsa un thermos di caffè preparato dalla moglie.

Antonio Esposito: Scusate capo, dove lo tenete lo zucchero e le tazzine? Il caffè l'ho appena scarfato. Quella mia moglie faceva nu cafè che resuscitava pure i morti...
Il Capo: Resuscitare i morti? Interessante. I nostri laboratori stavano lavorando al progetto Zombie, ma non si è diffuso in tutto il mondo come avremmo voluto. Certo, abbiamo qualche vampiro, qualche lupo mannaro, ma sulla Terra ci sono ancora troppe anime salve. A proposito, bella la canzone di Fabrizio De André: peccato che l'abbiamo dovuta ascoltare con le casse del PC. Non ci posso pensare, il mio povero impianto stereo distrutto da quel fulmine benedetto!
Antonio Esposito: Lasciate perdere, quello che è fatto è fatto, vostra maleficenza. A proposito, sapete che fine ha fatto il Faber? Mi piaceva assaje perché teneva i vicoli nella testa e il mare nel cuore, proprio come a noi napoletani!
Il Capo: Abbiamo fatto di tutto per averlo con noi. La sua anima è altrove, purtroppo. 'Non all'amore né al denaro né al cielo', sosteneva, proprio come il suonatore Jones.


(Voce fuori camposanto) Il nostro Antonio Esposito, non per colpa sua ma della maestra, non conosce le poesie di Edgar Lee Master e neppure le traduzioni di Fernanda Pivano, che aiutò Fabrizio De André a musicarle. Alla verità delle cose il protagonista può arrivarci solo tramite l'intuizione, come i filosofi greci da cui discende. No, che c'entra, io pure sono ignorante, ma ho appena visto su wikipedia.

Antonio Esposito: Per le tazzine possiamo usare qualche teschio, ma lo zucchero non si trova! Non è che tenete il dolcificante? Pure mia moglie lo usava. Diceva che doveva dimagrire. Era nu poc chiattulella, ma a me mi piaceva accussì. L'ammore mio. Quanto mi manca!
Il Capo: Se non la smetti di parlare di amore mi farai venire il diabete, e senza bisogno di usare lo zucchero! I dolcificanti ci sono. Fanno ingrassare e sono pure cancerogeni: una delle nostre migliori invenzioni!
Antonio Esposito: Allora lo preferisco amaro! Prego, favorite. Azz e comm scott', devo aver lasciato 'o termòss troppo tempo sul fuoco!
Il Capo: Non capisco cosa ci trovate di speciale voi napoletani in questa bevanda nera e amara...
Antonio Esposito: E voi così mi offendete. Non è quello che ci sta dentro alla tazzina che è importante, ma quello che sta tutto intorno: è un rito! Ma ditemi la verità, non vi piace?
Il Capo: A me non piace niente! Sono la personificazione del Male io!
Antonio Esposito: Secondo me voi tendete un pochino ad esagerare. Non siete poi così cattivo. Ho conosciuto persone peggiori di voi!
Il Capo: Insolente! Come ti permetti! Sono io che ho tentato Eva. Stupida lei a cedere per una mela e ancora più stupido Adamo che ha ceduto per molto meno. Ma si sa, una foglia di fico tira più di un carro di buoi. Sono io che li ho fatti cacciare dal paradiso terrestre e vivere per sempre in una valle di lacrime. Sono io che ho spinto fratelli contro fratelli in guerre senza fine! Io sono il Male. Almeno questo me lo si deve riconoscere! Cribbio! Mi consenta!
Antonio Esposito: No, no, voi esagerate! È l'omm che è strunz! State a sentire a Tonino vostro, quella la mela non c'entra niente. Adamo ed Eva si annoiavano e volevano vivere un'esperienza più stimolante. Allora hanno raccontato ad alta voce la storia della mela per farvi fesso. Sapevano che li avreste tentati, ma si erano già messi d'accordo con l'inquilino del piano di sopra per farsi aprire la porta del giardino. Solo che agli occhi della storia non volevano fare na granda figur e merd e vi hanno usato come halibut. Scusate, si dice alibi. E non parliamo delle guerre, dimenticate quante si combattono in nome della religione? Ascoltatelo per una volta a Tonino vostro. Non tengo le scuole alte, ma l'esperienza sì. Secondo me voi siete qui per un errore giudiziario. Pure a me mi volevano fare andare carcerato. E per cosa? Per aver parcheggiato qualche macchina o venduto qualche ciddì fàuz'? Ma voi avete provato a dare qualche mazzetta? Secondo me con i soldi si possono riaprire per voi le porte del paradiso... (Un fulmine distrugge il thermos, ormai vuoto)
Antonio Esposito: Ma Chist nun ten nient a fà, sta semp a scagliare fulmini?
Il Capo: Non è Lui. È un programma che li fa partire in automatico ogni volta che si pronunciano certe parole. Ma dici davvero sul fatto delle tangenti?
Antonio Esposito: Tutto il mondo è paese! O pensavate che era solo a Napoli che si andava avanti a botte di mazzette? Ecco, ce la tengono tutti con i napoletani. Che vi abbiamo fatto di male vorrei capire! A questo punto, facimm na cosa. Andiamo a parlare con Lui, il Giudice Supremo. Se fate avere un posto fisso a mio genero, il marito di mia figlia Pinuccia, posso pure farvi da testimone e mettere una buona parola.
Il Capo: E che cosa saprebbe fare vostro genero?
Antonio Esposito: Non sa fare niente, ma si arrangia a fare tutto. Gli avevo anche proposto di venire a lavorare con me a parcheggiare le auto, ma diceva che si stancava e che si faceva troppo tardi la notte. Il ragazzo non è sfaticato, è solo che cerca ancora la sua strada. In tutti i sensi. Si era messo a vendere i calzini e gli accendini nella zona di Piazza Garibaldi, quella della stazione centrale, ma poi ha acchiappato nu sacc e mazzat dagli africani...
Il Capo: Bene bene, vedo che siete razzista, altra qualità che mi piace in un'anima!
Antonio Esposito: Ma quale razz e razz. Io sono nero a metà, come cantava Pino Daniele. È mio genero che non capisce nu cazz!
Il Capo: Potrei dargli un posto come impiegato pubblico, ma deve giurare solennemente di non fare nulla! Odio le persone che lavorano per il bene del Paese!
Antonio Esposito: Affare fatto! Quando andiamo allora?
Il Capo: Un attimo, metto il cappotto, sulle nuvole fa freddo!

- Paradiso, nuvola numero 9 -
Dinanzi al Giudice Supremo


Antonio Esposito: Pino, Massimo, state qua, lo sapevo. Me lo facite n'autografo?
Giudice Supremo: Silenzio!
Antonio Esposito: Scusate, l'emozione!
Giudice Supremo: Lucifero, sei tornato finalmente figlio mio. Vieni qui, ti aspettavo. Adesso farò sparire l'inferno e tutte le anime verranno a me. Come sarebbe sempre dovuto essere e come sempre sarà. In merito a te, Antonio, come premio per aver compiuto la tua missione, ti rimanderò da tua moglie e da tua figlia. Non ti preoccupare per tuo genero, digli che adesso può contare su di Me. Si sa, in Italia, se non hai qualcuno in Paradiso, un lavoro non lo trovi.

- Napoli, quartieri spagnoli -

(Voce di donna fuori campo) Tonino, tonin, scetat, sonc è nove...

Massimiliano Cerreto, napoletano


(Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello, 1977)