11 settembre 2015

Alice non abita più qui, e non è mai stato come in un film di Verdone (Titoli di coda)

Prologo

Ho sempre pensato alla morte come ai titoli di coda di un film; ad una ad una, tutte le persone che ho incontrato mi appariranno come su uno schermo gigante, sorridenti, a dirmi che era stato solo un gioco, soltanto un dannato gioco. Ma davvero credevi che... volevamo farti capire che... ma quale cattiveria, era per il tuo bene... alla fine eri tu che avevi il potere di scegliere... hai visto che poi è stato meglio così...: ecco alcune delle frasi che immagino possano pronunciare, e non necessariamente in quest'ordine.

Perché ostinarmi a raccontare la realtà se poi, un giorno, scoprirò che è stata tutta un'illusione? E perché confinare il pensiero in uno spazio così angusto come il quotidiano? Da sempre ossessionato dal desiderio di raggiungere l'estremo limite del vero, mi sono ritrovato più volte dietro le quinte delle storie, e non è stato divertente. Non meno illusoria è però la ri-scrittura della realtà ad immagine e somiglianza dell'idea di me stesso. L'immaginazione (imago agere) è allora racchiusa in questo gioco di specchi tra la realtà ed il suo riflesso oppure è l'unico strumento che mi rimane per poter attraversare lo specchio? Mi chiedo, pur sapendo di non poter trovare risposta, era davvero questo il mio piano originario?

We never know how high we are
Till we are asked to rise
And then if we are true to plan
Our statures touch the skies-


The Heroism we recite
Would be a normal thing
Did not ourselves the Cubits warp
For fear to be a King-

Lo scrisse un po' di tempo fa una ragazza americana di nome Emily Dickinson. Ammesso di conoscerlo, si può essere fedeli al proprio piano originario (true to plan)? È davvero tanto forte la paura di essere un re da impedirmi non solo di raggiungere il cielo, ma persino da costringermi a rimanere nel fango? Ma non è forse ancora più devastante trovare rifugio in un mondo illusorio? E, nel frattempo, sono qui, a rovistare tra i rifiuti dell'anima, a ripetermi che che la spazzatura, fuori e dentro, non puzza poi tanto.

Esterno anima

Oggi è l'11 settembre e molti si sentono in dovere di esprimere la propria opinione su quanto accaduto quattordici anni fa, ciascuno attraverso il 'modulo espressivo' più consono, come amava ripetere la mia professoressa d'italiano. E io appartengo ai molti. Oggi si celebra il trionfo di quelle 'legioni di imbecilli' di cui ha scritto Umberto Eco. E io sono un legionario.

(Pensiero tra parentesi di una persona polemica che odia le polemiche: qualcuno considera Eco un paladino della verità ufficiale, tale in quanto legittimata dal potere, da sempre gestito da una minoranza. Più verosimile, a mio avviso, considerarlo un relativista allo stadio terminale, ossessionato così tanto dalla teoria del complotto da arrivare ad equiparare il falso al vero. Ma forse lo confondo con il protagonista de Il cimitero di Praga. Ammetto, però, che tutelare la libertà di espressione non può significare disconoscere l'idiozia diffusa, e da cui non posso dirmi immune. Essendo la verità stratificata su più livelli, e lo sanno bene i massoni, è di fatto impossibile togliere il velo di Maya che impedisce la visione d'insieme delle cose. Almeno credo. Sarò un relativista allo stadio terminale anche io? E i massoni? Cosa c'entrano i massoni? Che il germe del complottismo abbia contagiato anche me?)

Certo, posso essere altro da questo, non legionario ma eroe. Non con la faccia nel fango, ma neppure aggrappato ad un'illusione. A condizione di rifiutare la versione ufficiale della realtà che mi viene imposta. A condizione di sopportare l'isolamento che una simile scelta comporta. Sarà questa la paura di cui scriveva la poetessa americana? Lei scelse la solitudine.

Interno anima
 
Oggi è l'11 settembre, e non so cosa fare. Non amo gli inviti a postare candele virtuali sulle bacheche dei social e neppure i promemoria del golpe cileno del 1973: più che di lezioni di storia, avremmo bisogno d'imparare le lezioni dalla storia. E l'unica che posso raccontare è la mia. Ricordo che scrivevo per i giornali già da un paio d'anni; non riuscivo a riposare quel pomeriggio, così sono andato in salotto e ho acceso la televisione, in tempo per vedere lo schianto del secondo aereo. Poi ho telefonato ad un'amica per avvisarla. Avevo dei vicini di casa americani in quel periodo; delle brave persone. Tutto qui. Non so cosa sia successo davvero, e forse non lo saprò mai.

Esattamente dieci anni dopo, terminata da alcuni mesi l'esperienza del giornalismo, decisi di scattare delle foto che mostrassero la mia quotidianità. Ero fissato con la luce ambiente, gli alti iso, la conversione in bianco e nero in color lab e tante altre inutilità necessarie. Le ho appena riviste e c'è tutto il mio disordine, esteriore ed interiore. Adesso ne pubblicherò una sola però, quella in cui c'è quella realtà di seconda mano di cui oggi, francamente, me ne infischio.

11/9/11

Epilogo

L'esperienza di Come in un film di Verdone termina qui. È stato principalmente un lavoro di riscrittura in chiave cinemato-grafica di testi già pubblicati su Titoli provvisori per un romanzo postumo, più teso quindi alla sperimentazione formale che a quella contenutistica, ammesso che i due aspetti possano essere scissi. Un paio di mesi fa, mi sono sentito però in dovere di cancellare due 'inediti' per eccesso di cattiveria e non ho più lavorato ad altri testi sino ad oggi. Non che il male non esista, ma perché farne la propaganda?

Ovvero, come ho scritto all'inizio, perché rimanere nel fango della quotidianità? Chi scrive può inventare infiniti mondi e vivere tante vite, anche se forse mai quella cui era destinato davvero. Non poteva durare a lungo neppure il precedente esperimento psicomagico de Il sogno di Christian, ispirato alla visione archetipica di Jung della figura del Cristo ed alla capacità di modificare la realtà attraverso l'immaginazione: in mago me agere, come sostengono non senza forzature gli epigoni della legge di attrazione. L'accento era posto sulla connessione con il nostro Sé nella dimensione onirica, ma il timore di cadere nella più becera new age mi ha spinto a cancellare ogni contenuto. Non sono destinato al fango, ma neppure all'illusione, quindi. E neppure Alice abita più qui, nel Paese delle meraviglie. Adesso ho bisogno di attraversare lo specchio per tornare a casa. E no, non è mai stato come in un film di Verdone...

Massimiliano Cerreto


Like the story that we wish was never ending
We know sometime we must reach that final page
And still we carry on just pretending
That there'll always be just one more day to go

So far away, away, fading distant lights
Leaving us all behind, lost in a changing world
And you know that these are the days of our lives
So remember...