5 novembre 2016

Ai margini del desiderio: effetti collaterali e altre storie


- La stanza, ieri -


Baciala, cosa aspetti?


- L'anticamera, una settimana prima -

Una piccola venere: 34 anni per un metro e sessantacinque d'altezza, tacchi rigorosamente a spillo compresi, e un neo alla Marilyn. Al di là di qualche sorriso ammiccante dei colleghi e di qualche sguardo invidioso delle colleghe, in facoltà non è che poi si sparli tanto della dottoressa Aprilia, forse per il timore di finire oggetto delle sue ricerche sul comportamento.
Flavio non lo sa come c'è finito nell'anticamera del dipartimento di psicologia clinica. Forse sì, ma non vuole ammetterlo. È che proprio non ci riesce ad andare d'accordo con la vita. Ogni giorno trova qualcuno cui dare la colpa, ma non gli basta, non può bastargli. I tassisti, ecco deve essere colpa loro se il mondo va male. No, questo non lo ha mai detto, ma è certo che l'abbia pensato, almeno una volta nella vita. Quale sarebbe poi il mondo che non funziona? Il suo, ovvio. Che è ben più grande, misterioso ed inesplorato dell'universo stesso.

- Casa di Flavio, tempo imprecisato -

Sei sempre nervoso, perché non prendi qualche goccia? Poi vedi che tutto si sistema, non era una psicologa la madre, anche se tutte le mamme hanno la presunzione di esserlo: chi può capire meglio di loro il proprio figlio? Forse era nervoso semplicemente perché non aveva altra scelta. È come lamentarsi di avere problemi di udito dopo una notte trascorsa in discoteca o il mal di pancia dopo aver mangiato al ristorante cinese. È la vita che fa male! Ecco, lo si dovrebbe scrivere in caratteri cubitali all'ingresso dei reparti maternità: la vita nuoce gravemente alla salute, altro che sigarette!


- L'anticamera, una settimane prima -

Signore, qui non si può fumare, lo sapeva bene Flavio, non c'era bisogno che glielo ricordasse quello stronzo qualunque. Che bella espressione 'stronzo qualunque', come se esistesse una gerarchia anche per le persone che tendono verso il basso. Aspetta le undici, l'appuntamento è alle undici; guarda l'orologio, un regalo di cresima; vuole essere puntuale, è sempre puntuale; non può fare brutta figura, non con una donna poi: l'idea di farsi rovistare l'anima da una donna proprio non gli va giù. Poco male se a farlo fosse un uomo, come uomo credeva di essere, o almeno avrebbe voluto, ma da una donna no!

- Università di Flavio, due settimane prima -

Ma che palle! Due ore per aspettare l'assistente e poi mi dice che non ha più tempo per ricevermi!, un ragazzo di vent'anni è in piedi, mentre gli altri compagni sono seduti sulle scalinate in travertino della facoltà. Sono tutti degli stronzi, ma la cosa più grave è che non possiamo fare nulla. Potremmo denunciarli, ma a cosa servirebbe?, adesso è Flavio a parlare, ma viene interrotto da un amico: bravo, e così sei tu che gliela dai vinta, non capisci? Flavio, ascoltami, questo è solo un esamificio. Ci vieni, ti siedi davanti a loro, rispondi a qualche domanda e poi li mandi a fare in culo per il resto della vita: perché t'incazzi tanto? Comunque adesso devo prendere la metro; mi accompagni? Dai, ti offro un caffè, quello che fa il vecchio, il più buono. I due lasciano quella ciurma alla deriva e scendono in strada per andare alla metro.

- Adesso che siamo soli voglio dirti una cosa: te lo ricordi come stavo in paranoia prima di dare diritto privato? Poi ho ricevuto una mail dalla dottoressa Aprilia, una psicologa...
- Sei finito da una strizzacervelli?
- Puoi chiamarla come vuoi, non m'importa; ah, ecco la caffetteria, siamo arrivati. In realtà, è una ricercatrice universitaria interessata alle problematiche di noi studenti. Due caffè, grazie. A me macchiato. E tu, guardami mentre ti parlo: adesso ti sembro uno che abbia più paura di qualcosa? E poi è tutto gratis.
- Dovrei fare la cavia da laboratorio di una scienziata pazza?
- Tranquillo, non ti darà nessuno di quegli psicofarmaci di merda che mandano in pappa il cervello: è una psicologa, non una psichiatra. Ti farà giusto qualche domanda, così, per capire chi sei, e poi ti dirà qualcosa che cambierà il tuo modo di pensare...
- Si chiama lavaggio del cervello dalle mie parti; buono davvero questo caffè, avevi ragione.
- Ecco, lo vedi? Sei sempre così fottutamente drastico. Diciamo che ti ripulirà da un po' di spazzatura energetica, tutti ce ne portiamo dietro qualche sacco. Signore, ecco a lei tre euro. E tu pensaci; stasera ti mando un messaggio su fibbì. Aspetta, non dimenticare di mandarmi l'mp3 del seminario di Storia del diritto romano, quel giorno avevo l'influenza.


- L'anticamera, una settimane prima -

Lei è il signor Flavio?, gli chiede uno con la voce priva di tono, forse perché abituato a non far trasparire emozioni in un luogo dove tutti sono addestrati a dissezionare la gente dall'interno, e senza lasciare cicatrici visibili. Ha firmato la liberatoria? Il documento che le è stato dato all'ingresso, dico. Ah, bene, la dia a me. La stanza della dottoressa è in fondo al corridoio, a destra. Balbettato un grazie, Flavio lascia finalmente quel limbo.


- Lo studio, una settimana prima -

Si può?, chiede senza una particolare convinzione. Anzi, una parte di sé preferirebbe di gran lunga un bel no, come successe a quel compagno nel dipartimento di romanistica.

- Prego, entra pure.
- Scusi, non mi aspettavo...
- Lo so, le mie foto su facebook sono così seriose, tu invece sei più carino di come t'immaginavo; siediti pure.
- È un po' come in Alice nel Paese delle Meraviglie, ma nei suoi occhi il ragazzo non legge bevimi! In quel verde, che certi giorni sembra grigio, ci vede scritto scopami!
- È normale che tu sia un po' in imbarazzo, tutti lo sono all'inizio, ma vedrai che passerà presto...
- Dottoressa...
- Chiamami Alessandra, non vorrai mica farmi sentire così vecchia? E poi non siamo nella tua di università...
- No, non era mia intenzione, mi scusi...

La donna l'interrompe un'altra volta, quasi a volerlo disconnettere da quel flusso incontrollato di pensieri che gli scorreva dentro e  gli chiede senza mezzi termini: ti piaccio? Se avesse potuto, Flavio si sarebbe arruolato all'istante nella legione straniera, oppure avrebbe rubato il guscio da Calimero per potersi nascondere. Questo cosa c'entra?, risponde fingendo di avere il controllo della situazione. È il tuo nodo, e sono qui per scioglierlo, dice guardandolo negli occhi, ma il ragazzo distoglie lo sguardo e abbassa la testa come in un inconsapevole cenno di assenso. Le parole di Flavio non la sorprendono. Anzi, ha ottenuto esattamente la reazione che voleva.

- Osserva il tuo corpo, lì, rigido; sicuro di voler rimanere tutto il tempo fermo all'idea di te stesso?
- Guardi, probabilmente ho commesso un grosso errore nel venire qui. Mi scusi per averle fatto perdere del tempo...
- Libero di farlo, ma non ti renderà felice. Un giorno finirai per vederti come uno che fugge dinanzi ai problemi, non come uno che li affronta: non è a me che dovresti chiedere scusa.
- Fuggire io? Ma lo sa quanti esami ho dato? E sono solo al secondo anno! Mica sono uno di quelli raccomandati dal papà avvocato o zio magistrato. Ma lei pensa che sia divertente sedersi davanti ad uno sconosciuto che ti giudica pensando di avere diritto di vita e di morte su di te? E guai se sbagli anche solo una parola...
- E tu come ti giudichi?
- Uno che si presenta agli esami solo se è sicuro di aver studiato tutto, dalla prima all'ultima pagina, note in corpo otto comprese; altro che dispense. Non amo le scorciatoie, sono una persona onesta, responsabile, non uno che gli esami li va a provare tanto per fare qualcosa, e mi creda che ce ne sono tanti.
- Non hai risposto alla mia domanda.
- Pensavo di averlo fatto...
- Mi stai parlando della tua brillante carriera universitaria, della tua idea di cosa è giusto e sbagliato, della tua paura di essere giudicato: è tutto questo ciò che sei?
- Me lo dica lei. Non sa nulla di me, eppure pensa di aver individuato... come è che l'ha chiamato? Il mio nodo, giusto?
- Non hai paura di essere giudicato dagli altri, ma che l'opinione altrui possa interferire con il tuo di giudizio: sei imputato, giudice e boia allo stesso tempo. E lo vedo dal tuo corpo. Quanti anni hai? Ventuno, giusto? E a quaranta cosa farai? Ma non ti rendi condo di quanta energia stai disperdendo?
- Ho ancora abbastanza energia per dirle che non sono interessato, grazie!
- A cosa? A me? A te? Oppure alle donne?
- Non ho nulla contro le donne, io!
- Peccato che nessuna sia come vorresti, che nessuna assomigli alla tua idea di come dovrebbe essere l'amore, o dovrei forse dire che non ti senti abbastanza per meritare di essere amato?
- Scusi, ma lei è una psicologa oppure una maga? No, dico sul serio, perché a me non sembra di averle parlato della mia vita affettiva, ammesso che le debba interessare. E poi nell'ultima mail che mi ha inviato c'era scritto che mi avrebbe aiutato ad affrontare gli esami...
- È esattamente ciò che sto facendo, ma se ci tieni ad andare, vai pure...
- A questo punto penso di avere diritto ad avere una spiegazione. Oppure devo pensare che è come tutti gli altri?
- Gli altri chi?
- Gli psicoterapeuti. Sa quelle che persone che ti fanno sdraiare su un lettino, parlare dell'infanzia e poi, allo scadere dell'ora, ti chiedono un centinaio di euro; ha presente?
- Strano...
- Cosa...
- Dai post sulla bacheca non mi sembravi il classico ragazzo con la testa così infarcita dei soliti luoghi comuni. Devo essermi sbagliata sul tuo conto...
- Invece io penso di aver capito chi è lei...
- Bravo, vuoi prendere il mio posto? Perché non cambi facoltà allora? Ah, già, dimenticavo che non puoi, che sei troppo un bravo ragazzo per fare qualcosa che i tuoi non vogliono. Perché a te non interessa laurearti in Giurisprudenza, giusto?
- Preferisco la filosofia, ma sappiamo bene come va a finire: il massimo che ti può succedere è di passare la vita a spiegare quattro stronzate a dei ragazzini distratti che preferiscono chattare di nascosto, on i telefonini sotto il banco. Hanno ragione i miei, con una laurea in Giurisprudenza puoi fare molto di più.
- Peccato non sia quello che vuoi fare tu. E forse non tutti i professori sono abbastanza bravi da fare appassionare i propri studenti alle loro materie. Ecco, visto? Ti ho accontentato: siamo finiti a parlare di docenti.
- I miei di professori sono solo degli stronzi. Prima dicono che l'importante è ragionare sul perché delle norme giuridiche, la chiamano ratio normativa, e poi finiscono con il costringerti ad imparare quasi tutto il codice a memoria, e guai se non ricordi in modo esatto anche solo un comma.
- E tu?
- Io cosa?
- A cosa sei interessato davvero?
- Al perché! Ma questo dovrebbe averlo compreso. Lei sa tutto di me...
- Ti sbagli! Dovevo provocare in te delle reazioni, e non pensare che mi abbia fatto piacere farlo in questo modo, ma il mio lavoro non consiste nel giudicare le persone, appiccicare delle etichette, ma aiutarle ad andare in direzione dei loro desideri. Posso mostrarvi la strada, non percorrerla al posto vostro. Peccato che, talvolta, questo percorso sia sbarrato da tante false immagini mentali e blocchi emotivi. Ecco cosa cerco di individuare in una persona, tanto dalle parole quanto dal linguaggio del corpo. Alza la testa, mi hai sentito? Guardami e pensa a me come ad uno specchio: non vuoi provare a renderlo un po' meno deformante?
- Mi scusi, ma non le credo. Un po' come quando la professoressa del liceo ci raccontava che educare viene da ex ducere, tirar fuori ciò che ognuno di noi ha dentro, e poi ci metteva in testa le sue di idee: che fato infausto attendeva chi la pensava in modo diverso. Una volta un amico prese otto al tema d'italiano limitandosi a riscrivere, parola per parola, la sua spiegazione della folla manzoniana; stronza lei e stronzo lui.
- Visto?
- Cosa?
- Sei tu a giudicare, sempre e soltanto tu. Stronzi, stronzi, stronzi: potrei riassumere così tutti i tuoi discorsi. E poi? Finisci a colpevolizzarti per non poter far nulla per cambiare le cose, perché ti senti inadeguato ad affrontare la realtà, e senza capire che puoi cambiare soltanto te stesso, non gli altri. Non sei tu ad essere sbagliato, e neppure loro. Ad essere distorto è il riflesso di te in cui t'identifichi...
- Beh, ma non può negare che la vita sarebbe più facile per tutti se non ce fossero così tanti di stronzi. Sì, ha ragione, questa è l'unica parola con cui riesco a definirli; specchio o non specchio.
- Siamo tutti gli stronzi di qualcuno, ma preferisco il termine ostacolo funzionale. Mai sentito parlare di sparring partner?
- No, sono sincero.
- Tu sei sempre sincero, anche troppo. Non devi convincermi di questo. E non sei neppure obbligato ad esserlo. Comunque, è una sorta di avversario. Non è un nemico in senso stretto, anzi. È uno che ti allena a combattere. È così che si cresce; perché tu vuoi crescere o rimanere un bambino?
- Sempre ad offendere lei, vero? Forse sono ancora giovane per dirmi uomo, ma sono uno che si assume le sue responsabilità, e cerco di non fare del male a nessuno.
- Ne fai a te stesso, condannandoti ad una vita che non vuoi, a dire di no a ciò che desideri di più. Ti piaccio, me ne sono accorta, non c'è nulla di male in questo. Siamo esseri sessuali, sempre, dall'infanzia alla terza età. Ma questo ti crea un cortocircuito nella testa; certo, sei troppo speciale per essere come gli altri, e tu non vuoi essere come gli altri...
- Gli altri chi? Adesso sono io che lo chiedo a lei.
- Quelli che, secondo te, ci vorrebbero sempre a gambe aperte, che pensano a noi donne come delle puttane...
- Ma io...
- Fermati! Non hai bisogno di giustificarti: non è il desiderio ad essere sbagliato, ma il modo in cui talvolta lo esprimiamo. Ti fa molto più male negarlo, soprattutto a te stesso. Ti dico un'altra cosa, questa sì che farà male, ma è per il tuo bene: non sei speciale, non più di quanto lo siano gli altri.
- Abbiamo finito?
- Per oggi sì...
- Cosa le fa pensare che tornerò? Non sono mica un topolino che può torturare ogni volta che vuole per i suoi esperimenti...
- Topolino no, ancora cucciolo sì. No, non chiudere, lasciala socchiusa la porta.
- Come vuole.
 
- Casa di Flavio, dopo l'incontro con la dottoressa -

- Come è andata?
- Ah, ciao ma', non ti avevo sentito entrare...
- E certo, con la musica sempre a tutto volume. Ma come fai a studiare in questo modo?
- Non stavo studiando.
- Bravo, così poi alla fine devi fare le corse...
- Sono fatti miei! E poi non mi sembra che tu possa lamentarti del mio libretto.
- Ma lo dico per te. Come se non lo sapessi che l'ultimo mese prima dell'esame ti chiudi dentro, non mangi più, non dormi più e fumi due pacchetti al giorno...
- La smetti adesso? E chiudi la porta, per favore. Chiudila bene che ho la finestra aperta e fa corrente.
- Sempre incazzato stai, e questo è il ringraziamento?
- Per cosa? Stavo cercando di rilassarmi un po' e sei arrivata tu.
- E io che mi preoccupo per te!
- Senti, facciamo così: io abbasso il volume e tu adesso la finisci, va bene?
- Comunque non mi hai risposto; come è andata con la psicologa?
- Una sparasentenze, e io che mi lamentavo dei professori.
- Ma lascia perdere, sei troppo intelligente per farti fare fesso dalle parole. Sei solo un po' esaurito. Te l'ho detto tante volte: qualche goccia di passiflora; non fa mica male, la prendo anche io.
- Cosa si mangia stasera?
- Non lo so ancora, perché non vieni in cucina e lo decidiamo insieme?
- Ancora qualche minuto e vengo. Devo mandare un messaggio.
- Mi raccomando, non scrivere stronzate su internet, lo sai che la polizia postal...
- Mamma! Non sono un terrorista! E poi non me ne frega niente di quelle merde dei politici. Adesso, esci, ti prego.

Flavio vuole scrivere al suo amico, massacrarlo d'insulti, fanculizzare lui e la dottoressa Aprilia, ma non fa in tempo: un messaggio lo distoglie dalle sue crudeli intenzioni.


- Università di Flavio, la mattina dopo l'incontro con la dottoressa -

- Letto il messaggio di ieri? Ti ho anche suggerito l'amicizia su fibbì...
- Carine le tue amiche...
- Carine? Porco zio, sono due a colpo sicuro, altro che carine. Mi devi dire solo quella che ti piace di più, e io mi prendo l'altra.
- Ma ti sembro il tipo? E poi mi sono appena lasciato con...
- Appena? No, scusa, hai detto appena? Quanti mesi sono passati?
- Scusa, ma cosa cazzo c'entra. Ecco, tu che te ne intendi tanto di psicologia dovresti sapere che ognuno ha i suoi tempi per elaborare il lutto.
- A proposito, ma come è andata con la dottoressa Aprilia?
- Una merda! Mi ha vomitato addosso di tutto di più...
- Anche con me ha fatto così, voleva provocarti; ma hai visto che gambe?
- Bella è bella, ma l'avrei preferita con un po' più di cervello...
- Non dire cazzate.
- Mi ha fatto troppo sclerare!
- Per il tuo bene...
- Il mio bene?
- Presto capirai; allora, ci vieni stasera? Lo sai che sono a piedi e che mi serve uno con la macchina...
- Viva l'onestà!
- Beh, pensavi che lo facessi per amicizia?
- Dove andiamo?
- Sono due studentesse fuori sede, non abitano molto lontano dall'università. Prima le portiamo a mangiare qualcosa, poi le riaccompagniamo a casa e...
- Bravo il mio diavolo custode, a volte mi chiedo come sarebbe la mia vita senza di te.
- Decisamente più noiosa.
- Pensavo che c'è un locale carino da queste parti, fanno la patata ripiena, ci andavo con la mia ex; che cosa c'è? Perché stai ridendo adesso?
- Ma ti sei sentito? Già immagino la scena. Sentite, io e il mio amico conosciamo un bel posto: vi piace la patata ripiena?
- Oddio, effettivamente, detta così è oscena!
- Dai, vienimi a prendere alle otto stasera; il locale lo lasciamo decidere a loro.
- Sì, forse è meglio.

- La stanza, ieri -

I due ragazzi sono a casa delle studentesse fuori sede. Letti disfatti, la cucina in disordine, una stufa elettrica al centro della stanza ché il termosifone non funziona bene e le pareti che avrebbero bisogno di essere tinteggiate. L'amico di Flavio ha in braccio una delle due.
 

- Ti è piaciuta la pizza?
- Sì, ma domani non mangio nulla: guarda come sono gonfia. No, cosa fai? Posa il cellulare, sei pazzo? Un selfie con noi quattro in casa? Se lo vede mio padre mi ammazza. Mi paga l'affitto per studiare, non per portarci i ragazzi.
- Dai che non ti taggo...
- Ma non ci pensare proprio!
- Hai ragione, e poi cosa sta per succedere è meglio non farlo sapere; Flavio, hai messo la penna nel portatile?
- Sì, ho scelto un po' di canzoni...
- Oddio, mica adesso te ne uscirai con i Genesis, vero?
- Stronzo! Non capisci un cazzo di musica. Comunque ho scelto qualcosa d'italiano...
- Cosa è questa roba? Non siamo mica ad un falò, che c'entra adesso Battisti? Dai, togli la penna, scegliamo qualcosa da youtube. Ecco, l'ultima compilation di cafè del mar.
- Bella, sono stata a Formentera questa estate e la chill out mi piace troppo un casino!
- Non c'è più niente da bere, uffà. Non hai qualcosa in figro?

- Possiamo andare a controllare.

L'amico e la studentessa vanno in cucina. Lei si siede sulla lavastoviglie, lui le cinge i fianchi.

- Dovevamo lasciarli soli, il mio amico è timidissimo.
- Me ne sono accorta; proprio una bella coppia fa con la mia coinquilina. 

- E tu?
- Tu cosa?
- Sei timida?
- Ti sembro una timida?
- Dimostramelo.
- Stronzo!
- Me lo dicono tutti, ma è per questo che ti piaccio...

Nel frattempo, nella stanza, Flavio prova a vincere il proprio imbarazzo.

- Ti piace davvero questa musica?
- No, ma non volevo rovinare tutto.
- Cosa ti piace?
- Prometti di non metterti a ridere?
- Promesso.
- Mia madre è inglese e a lei piacciono tanto gli Swing Out Sisters...
- Davvero?
- Buffo, non trovi?
- Ma no, perché buffo? Erano uno dei gruppi più interessanti negli anni '80 e piacciono molto anche me; scusa, non volevo annoiarti. Dai, cerchiamoli; una canzone in particolare?
- Si chiama forever blu
- Eccola, dovremmo ballare adesso, lo sai?
- Poi non lamentarti se ti pesto i piedi, però.
- Non preoccuparti, neppure io so ballare...
 

Baciala, cosa aspetti?, a Flavio sembra di avere ancora nella testa la voce della dottoressa Aprilia.

- Università di Flavio, oggi -

I due ragazzi sono scesi dalla metro e s'incamminano verso l'università. Visto? Cosa ti avevo detto? E poi ti ho lasciato la più carina, ammettilo. Non venirmi a dire che non sono un amico. Aspetta Flavio, una telefonata; vai avanti tu e incomincia a prendere i posti. Tieni, mettici il mio zaino sulla sedia, così non se la fregano. Tranquillo, vai. Pronto? Sì? Ah, è lei, dottoressa Aprilia. Sì, Alessandra, va bene. Certo, è andata come aveva immaginato. No, non l'hanno fatto, ma è qui ancora tutto imbambolato. E poi non lo so se quei due sono pronti per la prossima fase dell'esperimento. Ha ragione, non spetta a me dirlo. A proposito, ma non è che metterà il mio nome nella sua ricerca, vero? Certo, la privacy prima di tutto. Adesso la lascio e mi faccia sapere se ha bisogno di altri soggetti. Buona giornata.

Massimiliano Cerreto
Rock art, ©Massimiliano Cerreto

(Swing out sister - Forever Blue)